Roma, all-in Friedkin: 600 milioni per un futuro da top club

Roma, all-in Friedkin: 600 milioni per un futuro da top club© AS Roma via Getty Images
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Alessandro F. Giudice

Per decifrare il futuro della Roma bisognerà osservare con attenzione le strategie che il suo azionista metterà in pratica che si traducono, per ora, in un mercato ambizioso pur se costruito su movimenti in entrata di giocatori a parametro zero.

L’arrivo di Matic e quello possibile di Wijnaldum (di cui si parla in queste ore) sono innesti da cui Mourinho si aspetta un contributo di esperienza, forza e personalità. Dall’arrivo di Dybala ci si attendono classe e giocate per accendere l’Olimpico, realizzando il salto di qualità necessario a portare la Roma in Champions, con le prevedibili ricadute economiche conseguenti.

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Dopo la conclusione dell’OPA, che consente al gruppo Friedkin di acquistare anche il residuo 5% dei titoli e condurre la Roma fuori dal listino di Piazza Affari, la proprietà avrà maggiore flessibilità se vorrà ricapitalizzare il club dotandolo delle risorse necessarie per essere più competitivo. Lo status di società quotata richiede complesse procedure per gli aumenti di capitale, incluso un prospetto pubblico, una procedura di collocamento e l’offerta di un diritto di opzione a tutti gli azionisti.

Il gruppo ha bisogno di apporti economici significativi perché la gestione consuma ancora risorse, il patrimonio netto consolidato è molto negativo (meno 233 milioni al 31 dicembre scorso) nonostante le ricapitalizzazioni e ciò significa che le perdite degli anni passati non sono state ancora interamente ripianate, ma assunte dall’azionista sotto forma di debito virtuale. Un debito che bisognerà, prima o poi, abbattere. Il problema della Roma, come di altri club di vertice, resta comunque il rapporto molto elevato tra il costo della rosa (stipendi e ammortamenti) e i ricavi: questo crea sicuramente una forte apprensione con il nuovo Fair Play Finanziario alle porte.

Se assumiamo i dati dell’ultimo bilancio, il rapporto supera il 120% mentre il limite fissato per l’UEFA nel primo anno è al 90%, poi dovrà scendere gradualmente fino al 70%. La Roma dovrà lavorare molto in questa direzione, soprattutto verso la crescita dei ricavi che non potrà certo arrivare dallo stadio (ancora a un avanzamento troppo embrionale). Partire dal taglio dei costi, in questo momento, assesterebbe un colpo durissimo alla competitività di un gruppo tecnico in formazione e forse rischierebbe di perdere per strada lo stesso Mourinho che oggi è un elemento fondamentale del progetto. La proprietà non sta ridimensionando e finora ha impiegato quasi 600 milioni nella Roma tra l’acquisto delle azioni, le successive iniezioni di capitale e l’ultima OPA per arrivare al delisting: una cifra importante, vicina ai 700 milioni investiti da Elliott nel Milan. Dopo le spese importanti della scorsa estate, ha lavorato quest’anno su innesti a costo zero per il cartellino ma che non abbassano certo un monte ingaggi da prima fascia. Si vede un “all-in” che denota grande coraggio e fiducia nel futuro, una grande scommessa che nei prossimi anni dovrà essere portata all’incasso.

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