Retroscena Roma: cosa è successo davvero tra Mancini, Juric, Pellegrini e Ghisolfi

Il nervosismo di Gianluca innesca la reazione del tecnico e c’è chi parla di contatto fisico: la ricostruzione dell'intervallo e del post-partita dopo la Fiorentina
Jacopo Aliprandi e Roberto Maida

Lo spogliatoio della Roma è diventato un lungo cavo dell’alta tensione: basta sfiorarlo per accendere scariche elettriche. Nell’intervallo della partita di Firenze, sul risultato di 3-1, il nervosismo è esploso in una lite furibonda tra l’allenatore, Ivan Juric, e un giocatore molto influente, il fiorentino Gianluca Mancini. Prima di raccontare quello che le telecamere non hanno svelato, occorre ricordare che all’inizio del secondo tempo Mancini non è rientrato in campo, perché Juric lo ha sostituito con Baldanzi. La squadra, prima che riprendesse il gioco, si è riunita in circolo per farsi forza ma non ha comunque reagito, incassando velocemente il quarto gol del rimpianto ex, Edoardo Bove, arrendendosi senza condizioni alla superiorità della Fiorentina.

Roma, la rissa tra Juric e Mancini

Ora però torniamo nello spogliatoio della Roma, intorno alle 21.35 di domenica sera. Alla scena hanno assistito tante persone, anche della squadra avversaria, perché Mancini era molto agitato per la situazione di caos e impotenza che si era venuta a creare nel primo tempo. Con la porta rimasta aperta, Juric è entrato e ha rimproverato Mancini per il comportamento. La risposta non si è fatta attendere e non è stata esattamente gentile. A quel punto l’allenatore avrebbe reagito scagliando all’indirizzo del “ribelleuna bottiglietta d’acqua. Mancini, che ha il suo carattere, ha accettato lo scontro fino al faccia a faccia. A questo punto le versioni divergono. C’è chi giura che i due si siano scontrati anche fisicamente, prima che intervenissero altri giocatori e uomini dello staff tecnico a separarli. Da dentro invece minimizzano: discussione aspra sì, mani addosso no. Sta di fatto che Juric, davanti a tutta la squadra, è stato delegittimato da uno dei senatori. E’ un altro segnale di un feeling professionale inesistente, non solo per la nostalgia di De Rossi ma anche per la difficoltà dei giocatori di applicare i dettami indicati dal successore.

Roma, Mancini in tilt sul primo gol

Mancini, che ora rischia sanzioni disciplinari, era stato tra i colpevoli del primo gol della Fiorentina, segnato da Kean. Le immagini mostrano il difensore corricchiare a passo lento verso l’area di rigore della Roma, senza neppure provare a inseguire il centravanti che si liberava proprio nella sua zona. Nessuno dubita della buona fede di Mancini, nemmeno Juric che anzi nelle dichiarazioni del dopo partita ha riconosciuto gli sforzi della squadra. Però la scena è stata emblematica di un momento di smarrimento generale.

Roma, Mancini resta negli spogliatoi: il motivo

Come l’amico Cristante, Mancini non è andato in panchina ad assistere al secondo tempo (come invece ha fatto Angeliño, sostituito dopo 32 minuti). «Ma è successo anche lo scorso anno» ha spiegato ieri il protagonista a un gruppetto di tifosi che gli chiedevano spiegazioni su un presunto ammutinamento. Su questo argomento Mancini non ha torto: è abitudine comune dei calciatori sostituiti nell’intervallo di fare la doccia e poi magari guardare il resto della partita negli spogliatoi. Ha fatto effetto semmai vedere tanti calciatori salutare i tifosi della Roma senza la presenza di due leader. Erano appunto Mancini e Cristante.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Roma

Roma, scontro tra Ghisolfi e Pellegrini

Se l’intervallo aveva portato alla lite tra Juric e Mancini, anche il dopo partita di Firenze non è stato leggero per la Roma. Il general manager, Florent Ghisolfi, è sceso negli spogliatoi per fare un discorso piuttosto duro alla squadra, davanti all’allenatore e allo staff tecnico. Il senso delle sue parole era: certe figuracce non sono ammissibili, per nessuna ragione. Ghisolfi ha parlato in francese con l’aiuto dell’interprete del club, Claudio Bisceglia. I giocatori non hanno gradito la reprimenda, o almeno parte di essa, tanto è vero che qualcuno ha preso la parola. Uno di questi era Lorenzo Pellegrini, il capitano, che ha cercato di difendere l’onorabilità del gruppo. E poi ha trasmesso all’esterno l’umore dello spogliatoio con una conferenza stampa densa di contenuti.

Pellegrini, frecciata alla società

Oltre a definire «inaccettabile» la sconfitta contro la Fiorentina, e ad ammettere onestamente che «abbiamo fatto schifo tutti, dal primo all’ultimo», Pellegrini ha lanciato una frecciata molto chiara alla società, parlando di «momento difficile a livello organizzativo». E ha anche spiegato a cosa si riferisse: «Cambiare un allenatore dopo quattro giornate, sostituendolo con un altro che ha idee di calcio molto diverse, sicuramente non ci ha aiutati». Non è un mistero, del resto, che i giocatori della Roma fossero in buona parte schierati con De Rossi. Non solo. Pellegrini già in Svezia, prima della sciagurata partita contro l’Elfsborg, aveva confessato di non essere stato interpellato (a differenza di altri compagni) sull’ipotesi di esonero che poi si è materializzata.

Pellegrini e la fascia da capitano: il retroscena

Ma c’è anche altro. In un passaggio della conferenza stampa, Pellegrini ha manifestato anche un pensiero trasgressivo: «Se ritenessi che il problema della Roma sono io, me ne andrei perché per me questa maglia e questi colori vengono sopra a tutto. Noi siamo solo pedine che devono essere utilizzate a fare il bene della società». Nei giorni tormentati del cambio di allenatore, Pellegrini era talmente deluso dall’atteggiamento della dirigenza - in particolare di Lina Souloukou - da essersi sfogato con le persone a lui vicine. Non ha mai davvero considerato l’addio come un’ipotesi, che sarebbe anche poco realizzabile, ma ha ragionato su un gesto eclatante che potesse dare la scossa: la rinuncia alla fascia da capitano. L’idea è poi rientrata.


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Lo spogliatoio della Roma è diventato un lungo cavo dell’alta tensione: basta sfiorarlo per accendere scariche elettriche. Nell’intervallo della partita di Firenze, sul risultato di 3-1, il nervosismo è esploso in una lite furibonda tra l’allenatore, Ivan Juric, e un giocatore molto influente, il fiorentino Gianluca Mancini. Prima di raccontare quello che le telecamere non hanno svelato, occorre ricordare che all’inizio del secondo tempo Mancini non è rientrato in campo, perché Juric lo ha sostituito con Baldanzi. La squadra, prima che riprendesse il gioco, si è riunita in circolo per farsi forza ma non ha comunque reagito, incassando velocemente il quarto gol del rimpianto ex, Edoardo Bove, arrendendosi senza condizioni alla superiorità della Fiorentina.

Roma, la rissa tra Juric e Mancini

Ora però torniamo nello spogliatoio della Roma, intorno alle 21.35 di domenica sera. Alla scena hanno assistito tante persone, anche della squadra avversaria, perché Mancini era molto agitato per la situazione di caos e impotenza che si era venuta a creare nel primo tempo. Con la porta rimasta aperta, Juric è entrato e ha rimproverato Mancini per il comportamento. La risposta non si è fatta attendere e non è stata esattamente gentile. A quel punto l’allenatore avrebbe reagito scagliando all’indirizzo del “ribelleuna bottiglietta d’acqua. Mancini, che ha il suo carattere, ha accettato lo scontro fino al faccia a faccia. A questo punto le versioni divergono. C’è chi giura che i due si siano scontrati anche fisicamente, prima che intervenissero altri giocatori e uomini dello staff tecnico a separarli. Da dentro invece minimizzano: discussione aspra sì, mani addosso no. Sta di fatto che Juric, davanti a tutta la squadra, è stato delegittimato da uno dei senatori. E’ un altro segnale di un feeling professionale inesistente, non solo per la nostalgia di De Rossi ma anche per la difficoltà dei giocatori di applicare i dettami indicati dal successore.

Roma, Mancini in tilt sul primo gol

Mancini, che ora rischia sanzioni disciplinari, era stato tra i colpevoli del primo gol della Fiorentina, segnato da Kean. Le immagini mostrano il difensore corricchiare a passo lento verso l’area di rigore della Roma, senza neppure provare a inseguire il centravanti che si liberava proprio nella sua zona. Nessuno dubita della buona fede di Mancini, nemmeno Juric che anzi nelle dichiarazioni del dopo partita ha riconosciuto gli sforzi della squadra. Però la scena è stata emblematica di un momento di smarrimento generale.

Roma, Mancini resta negli spogliatoi: il motivo

Come l’amico Cristante, Mancini non è andato in panchina ad assistere al secondo tempo (come invece ha fatto Angeliño, sostituito dopo 32 minuti). «Ma è successo anche lo scorso anno» ha spiegato ieri il protagonista a un gruppetto di tifosi che gli chiedevano spiegazioni su un presunto ammutinamento. Su questo argomento Mancini non ha torto: è abitudine comune dei calciatori sostituiti nell’intervallo di fare la doccia e poi magari guardare il resto della partita negli spogliatoi. Ha fatto effetto semmai vedere tanti calciatori salutare i tifosi della Roma senza la presenza di due leader. Erano appunto Mancini e Cristante.


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