
Ranieri, tutti in piedi romanisti e non, per un vuoto che nessuno riempirà
Tutti in piedi per l’uomo che sa lasciare al momento giusto, un momento per niente semplice quando è il momento della massima felicità, quando l’età non sarebbe un ostacolo per altri contratti milionari, per altre sfide altolocate, per altri tozzi di vita sul piedestallo della celebrità.
Tutti in piedi per l’allenatore Thomas More, il Tommaso Moro buono per tutte le stagioni, buono per vincere lo scudetto a Leicester, per salvare i disperati come il Parma e come il Cagliari, per salire dalla serie B all’ultimissimo secondo (sempre Cagliari), per questo e per altro, nella buona e nella cattiva sorte, Carnevale e Quaresima, fino alla miracolosa bonifica romana dai veleni, dalle psicosi, dai complessi d’inferiorità, dalle duemila paturnie che avevano relegato il giallorosso sul fondo del barile.
Tutti in piedi per la persona seria che non ha mai spacciato fumo tossico, cioè il calcio delle formule nebbiose e astruse, il calcio criptico degli schemi da politecnico, il calcio furioso e serioso, il calcio avvelenato e velenoso.
Tutti in piedi per il signore dell’equilibrio e dell’armonia, dell’ironia e dell’autoironia, Roma nel cuore e l’universo all’orizzonte, e quando va male c’è sempre domani.
Tutti in piedi per il format in via di estinzione, questa figura antica dell’allenatore faro, dell’allenatore guida, padre affettuoso e nonno severo, bastone e carota, carezze e schiaffoni, però nella certezza quotidiana di averlo sempre dalla propria parte.
Tutti in piedi per la dignità in persona, che ha mantenuto garbo e autocontrollo in tutti i giorni della vita, che ha saputo tenere a debita distanza la vittoria e la sconfitta, più modello che icona, più fare che dire, più esempio che prediche, mentre il mondo là fuori sclerava.
Tutti in piedi per un manager che sarà, un manager che verrà, un manager che farà, lasciandosi sempre dietro la malinconia di un allenatore che già domani mancherà.
Tutti in piedi, romanisti e non romanisti, conservatori e progressisti, reazionari e riformisti, europeisti e sovranisti, idraulici ed elettricisti: è una notte romana di rara bellezza, è una notte che non va più dimenticata, è l’ultima notte di Claudio Ranieri all’Olimpico, tutti in piedi per un vuoto che nessuno riempirà.
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