Gasperini a tutta Roma: segreti, schemi e obiettivi del nuovo tecnico giallorosso

Avrà bisogno di un po’ di tempo per inculcare la sua cultura calcistica, ma riparte da una base buona: la squadra è già abituata al 3-4-2-1
Roberto Maida

Nell’ufficio ha conservato i giornali dell’autunno 2016, quando stava per essere cacciato dall’Atalanta. Gian Piero Gasperini ricorda con orgoglio quel periodo, determinante per la sua carriera. Se non fosse uscito da quella crisi non avrebbe mai avviato un’epopea e non sarebbe mai approdato alla Roma, lui che fino ai 45 anni si vedeva maestro di calcio da settore giovanile, non allenatore da vetrine internazionali. Era appena arrivato, aveva perso quattro partite su cinque. Ma la settimana dopo a Crotone, una città che conosce bene avendola condotta alla promozione in Serie B alla prima esperienza in un campionato pro, capì attraverso un convincente 3-1 che fosse opportuno osare.  

Gasperini, la svolta sulla panchina dell'Atalanta

La settimana dopo a Bergamo arriva il Napoli. E Gasperini pesca dal laghetto di Zingonia tre pesciolini sconosciuti: il terzino Conti, il difensore Caldara, il centrocampista Gagliardini. Hanno tutti 22 anni. L’Atalanta vince 1-0 con il gol di un centravanti che di anni ne ha 21, Andrea Petagna. E’ la svolta. Percassi esulta: «Ho visto intensità, dedizione, adrenalina, coraggio». Lo stesso Gasperini si scrolla di dosso la polvere maleodorante dell’esperienza all’Inter, un rapporto sbagliato che gli è costato la nomea di personaggio poco adatto alle piazze metropolitane. Ci torneremo dopo, ora restiamo sull’Atalanta: chiude il campionato al quarto posto, che vale “solo” l’Europa League, promettendo bellezza dentro a un laboratorio di talento, organizzazione e disciplina. Le plusvalenze diventano risorse che la società utilizza per salire di livello, piano piano: Conti, Gagliardini e Caldara, i giovani prodotti home made, finiscono rispettivamente a Milan, Inter e Juventus per circa 75 milioni complessivi. Non diventeranno mai bravi come il contesto creato da Gasperini lascerebbe credere.  

Gasperini, la condizione dei giocatori e i complimenti di Guardiola

Succede anche a tanti altri. Chi arriva all’Atalanta esprime il massimo del potenziale, chi se ne va per ambizione o denaro spesso rimpiange di averlo fatto. Gasperini inventa un modo di giocare che è basato sulla condizione atletica, quindi su allenamenti durissimi, ma anche sulla strategia: il meccanismo uomo contro uomo a tutto campo è un sistema che sorprende gli avversari. Se ne accorgono anche i colleghi più vincenti e celebrati tipo Guardiola, che conia una similitudine efficace: «Affrontare l’Atalanta è come andare dal dentista, non è piacevole». Mentre lo studiano, però, mentre i proseliti in brutta copia si moltiplicano, Gasperini si evolve in base agli interpreti che via via gli capitano tra le mani. La sua prima Atalanta, bravissima nelle transizioni ma scolastica nella gestione del pallone, è molto diversa dalla nona, in cui sfrutta come incursori addirittura i centrali difensivi, avvolgendo le prede prima di azzannarle a ritmi feroci


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Gasperini, il paragone con Ferguson e gli scontri

Ancora prima delle cinque qualificazioni in Champions e dell’incredibile notte di Dublino, nella quale la tripletta di Lookman porta la Dea nell’Olimpo dei vincitori internazionali, Gasperini viene paragonato ad Alex Ferguson. Diventa Gasperson, non solo Gasp, per la longevità dentro al club ma soprattutto per la capacità di incidere profondamente sullo stile e sulla riconoscibilità della squadra. Eppure non ha un approccio liscio con la vita: litiga con parecchi giocatori (ricordate il Papu Gomez?), arriva allo scontro con alcuni giornalisti bergamaschi, polemizza con molti avversari. Gradatamente si trasforma la sua dottrina in una sorta di bonapartismo calcistico, adorato dai tifosi dell’Atalanta e detestato dagli altri. 

La ferita di Gasperini all'Inter

Forse il carattere da generale fumantino nasce dopo la delusione dell’Inter. Napoleone durò 100 giorni tra l’uscita dall’isola d’Elba e la definitiva capitolazione. Gasperini ad Appiano soltanto 73, trovando la sua Waterloo sul campo sintetico di Novara, nel suo amato Piemonte. Nessun altro allenatore è passato nell’Inter del Dopoguerra senza vincere una partita, a parte il traghettatore Verdelli che la guidò solo una volta. A Gasperini, Moratti ne concesse appena cinque in campionato prima di rivolgersi, guarda caso, a Claudio Ranieri, l’uomo che 14 anni dopo avrebbe chiamato Gian Piero alla Roma. Sempre cinque partite, sì. Chissà cosa sarebbe successo se Moratti si fosse comportato come Percassi, rinnovando la fiducia all’allenatore

Gasperini-Roma, obiettivi e schema

La lucidità del resto è indispensabile nelle decisioni. Ne avrà fatto tesoro Dan Friedkin dopo il frettoloso allontanamento di De Rossi, in quel caso dopo 4 giornate di campionato. Gasperini ha chiesto conto anche di questo strappo al presidente, nel meeting di Firenze che ha condotto all’accordo. Gli è stato garantito il tempo necessario per imporre la sua mentalità e la sua cultura. Non significa rinunciare ai risultati nell’immediato, significa aspettare che i frutti di un cambiamento sboccino. La Roma da anni gioca con la difesa a tre, spesso anzi con il 3-4-2-1 caro a Gasperini, quindi parte da una base buona. L’ultimo arrivato dovrà trasformarla per soddisfare il prima possibile la grande ossessione del proprietario: la Champions. Magari vincendo un’altra Europa League, che sembra più esplorabile del solito osservando il lotto delle partecipanti della prossima stagione. 


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Nell’ufficio ha conservato i giornali dell’autunno 2016, quando stava per essere cacciato dall’Atalanta. Gian Piero Gasperini ricorda con orgoglio quel periodo, determinante per la sua carriera. Se non fosse uscito da quella crisi non avrebbe mai avviato un’epopea e non sarebbe mai approdato alla Roma, lui che fino ai 45 anni si vedeva maestro di calcio da settore giovanile, non allenatore da vetrine internazionali. Era appena arrivato, aveva perso quattro partite su cinque. Ma la settimana dopo a Crotone, una città che conosce bene avendola condotta alla promozione in Serie B alla prima esperienza in un campionato pro, capì attraverso un convincente 3-1 che fosse opportuno osare.  

Gasperini, la svolta sulla panchina dell'Atalanta

La settimana dopo a Bergamo arriva il Napoli. E Gasperini pesca dal laghetto di Zingonia tre pesciolini sconosciuti: il terzino Conti, il difensore Caldara, il centrocampista Gagliardini. Hanno tutti 22 anni. L’Atalanta vince 1-0 con il gol di un centravanti che di anni ne ha 21, Andrea Petagna. E’ la svolta. Percassi esulta: «Ho visto intensità, dedizione, adrenalina, coraggio». Lo stesso Gasperini si scrolla di dosso la polvere maleodorante dell’esperienza all’Inter, un rapporto sbagliato che gli è costato la nomea di personaggio poco adatto alle piazze metropolitane. Ci torneremo dopo, ora restiamo sull’Atalanta: chiude il campionato al quarto posto, che vale “solo” l’Europa League, promettendo bellezza dentro a un laboratorio di talento, organizzazione e disciplina. Le plusvalenze diventano risorse che la società utilizza per salire di livello, piano piano: Conti, Gagliardini e Caldara, i giovani prodotti home made, finiscono rispettivamente a Milan, Inter e Juventus per circa 75 milioni complessivi. Non diventeranno mai bravi come il contesto creato da Gasperini lascerebbe credere.  

Gasperini, la condizione dei giocatori e i complimenti di Guardiola

Succede anche a tanti altri. Chi arriva all’Atalanta esprime il massimo del potenziale, chi se ne va per ambizione o denaro spesso rimpiange di averlo fatto. Gasperini inventa un modo di giocare che è basato sulla condizione atletica, quindi su allenamenti durissimi, ma anche sulla strategia: il meccanismo uomo contro uomo a tutto campo è un sistema che sorprende gli avversari. Se ne accorgono anche i colleghi più vincenti e celebrati tipo Guardiola, che conia una similitudine efficace: «Affrontare l’Atalanta è come andare dal dentista, non è piacevole». Mentre lo studiano, però, mentre i proseliti in brutta copia si moltiplicano, Gasperini si evolve in base agli interpreti che via via gli capitano tra le mani. La sua prima Atalanta, bravissima nelle transizioni ma scolastica nella gestione del pallone, è molto diversa dalla nona, in cui sfrutta come incursori addirittura i centrali difensivi, avvolgendo le prede prima di azzannarle a ritmi feroci


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