
Da Mourinho a De Rossi, fino a Dybala e lo stadio: i primi 5 anni della Roma dei Friedkin
Era una notte calda e afosa, la notte in cui è cambiato tutto. James Pallotta lasciava Roma accerchiato dal malcontento popolare, Dan Friedkin si impegnava a risvegliare il famoso "gigante addormentato" promettendo un ciclo di vittorie. Sono passati solo 5 anni, eppure sembra una vita. Il 5 agosto del 2020, firmando il contratto preliminare e impegnandosi a versare 591 milioni (debiti inclusi), l'acclamato produttore cinematografico, famoso negli States come "mister Toyota", si lanciava nell'avventura più affascinante e complessa: la gestione di una squadra di calcio nella Capitale d'Italia. L'investimento ha reso, visto che a inizio 2025 il patrimonio di Dan è aumentato del 77% rispetto all'ultimo anno, raggiungendo 6,4 miliardi di dollari. Il suo modus operandi, però, non sempre è stato compreso per la totale - o quasi - assenza di comunicazione verso l'esterno. Nessuna intervista, nessuna conferenza, eventualmente solo comunicati. Come la figura di Lenny Belardo nella serie "The Young Pope" di Sorrentino, Friedkin predica l'invisibilità, l'isolamento e la riservatezza. Però incide come pochi altri presidenti. Con i recenti addii di Ghisolfi e dell'avvocato Vitali, ad esempio, sono saliti a 17 i dirigenti apicali sostituiti in appena un lustro. A Trigoria si fa vedere soprattutto suo figlio Ryan, il vicepresidente. Impossibile cogliere i loro spostamenti, considerano la privacy un bene inestimabile.
Friedkin, i risultati alla guida della Roma
I romanisti, con i Friedkin, hanno di nuovo festeggiato un trofeo (la Conference) dopo 14 anni di digiuno. Un altro (l'Europa League) è sfuggito per un arbitraggio controverso, per usare un eufemismo. Dan ha investito quasi un miliardo nella Roma, ha ripristinato una sintonia coi tifosi tornando a celebrare il 22 luglio come data di compleanno senza dimenticare il valore storico del 7 giugno 1927, oltre ad avviare un percorso «per una progressiva riappropriazione dello stemma ASR». Gli innumerevoli pienoni allo stadio hanno rigenerato il tessuto connettivo della piazza. Oggi la quota dei 60 mila spettatori è l'asticella minima ed entro un anno verrà raggiunto il record di 100 sold out. Questo lustro non è stato tutto rose e fiori, s'intende. La gratitudine per l'arrivo del monumento Mourinho è tornata indietro come un boomerang quando José denunciava di sentirsi solo ed è diventata un uragano nei giorni del suo esonero. Anche il mito De Rossi è andato incontro a un destino simile, prima che Ranieri riportasse il sereno. La presentazione show di Dybala al Colosseo Quadrato, l'aereo che Dan ha pilotato per andare a prendere Lukaku e l'impegno costante nel realizzare il nuovo stadio, nonostante le lungaggini burocratiche, sono solo esempi dell'ambizione della proprietà. Che ha un sogno: lo scudetto nell'anno del centenario, il 2027.
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