Roma, la rivoluzione dei Friedkin: i cinque punti per dare la svolta al futuro
Se è vero che tutte le strade portano a Roma, quelle scelte dai Friedkin appaiono forse un tantino tortuose. Eppure non sembra esserci altra via per costruire una società che non si accontenti di qualche trofeo spot, che sia più sostenibile e capace di incrementare i ricavi indipendentemente dai risultati sportivi; ma anche che guardi al futuro grazie al serbatoio del settore giovanile, lasciando partire il campione di turno senza il timore di non poterlo poi sostituire. Le parole pronciate lunedì da Claudio Ranieri hanno richiamato ancora una volta il concetto del sacrificio, poco gradito ai tifosi però necessario. Non saranno tutte rose e fiori, il messaggio (in sintesi) del senior advisor. Avere i conti in regola, rispettare i paletti Uefa, vendere, tagliare gli stipendi fuori budget e, al tempo stesso, competere sul campo con ambizione non è solo possibile, ma addirittura auspicabile secondo la proprietà. Dopo 5 anni - un lustro di soddisfazioni con qualche sofferenza - Dan Friedkin, che in un anno ha visto lievitare il patrimonio personale del 77% raggiungendo 6,4 miliardi di dollari, sente il bisogno di una svolta. Perché il calcio sarà pure passione illogica, ma oggi non può che essere inquadrato con una lente imprenditoriale
