Roma, il nodo dei ricavi è all'ultimo stadio: la situazione

L’Olimpico pieno vale un tesoretto che può aiutare contro l’esigenza delle plusvalenze. Ma serve di più
Giorgio Marota

Pubblicato il 13.09.2025, 08:59

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ROMA - Il paradosso della Roma è infrastrutturale. Da 12 anni e quasi 5.000 giorni la società, prima con Pallotta a Tor di Valle e poi con Friedkin a Pietralata, sta cercando di realizzare uno stadio scalando l’Everest della burocrazia, con l’obiettivo evidente di rendere la nuova casa giallorossa una macchina da soldi capace di generare ricavi da top club europeo. Nel frattempo, però, la voce dei ricavi che continua a crescere è proprio quella legata al “giorno gara”, figlia cioè dell’incasso al botteghino, degli abbonamenti e delle attività collaterali legate a una partita. L’Olimpico sempre pieno, in buona sostanza, continua a rappresentare una miniera d’oro. Secondo Calcio e Finanza, la Roma nel 2023 ha incassato 49,2 milioni, quarta in A dietro Inter (79), Milan (72,8) e Juve (61,5), quest’ultima un parametro di riferimento in relazione al fatto che i bianconeri uno stadio tutto loro ce l’hanno e sanno farlo fruttare al meglio. Nella stagione successiva, quella del passaggio da Mourinho a De Rossi, la Roma è salita a 55,4 milioni e il prossimo bilancio dirà se pure la nuova asticella verrà abbattuta. Il paradosso, dunque, anima il dibattito: i giallorossi incassano quasi come se uno stadio di proprietà lo avessero già, eppure chissà quali cifre raggiungerebbero se potessero iniziare a costruirlo per davvero.