Roma, i pro e i contro del mischione
Pro e contro del “mischione”. Vinci una partita e ti ritrovi in testa alla classifica; perdi una partita e sei fuori dalla zona Champions. Ne vale la pena? Ovvio che ne valga la pena, anche se non si hanno certezze di alcun tipo a star lassù tutti insieme, tutti appiccicati l’uno con l’altro. La sorpresa, bella o brutta che sia, è sempre lì, in agguato. Vietato lamentarsi, però, se il tuo obiettivo di partenza non era puntare in altissimo. In certi casi è più gratificante la soddisfazione di trovarsi in quella strana condizione che il rosicamento nel guardare dal basso gli altri sgomitare più in alto. La Roma non era partita per stare in testa alla classifica, eppure con tutti i suoi difetti e i suoi evidenti limiti c’è stata per 8 giornate su tredici. E questo non può essere giudicato come frutto del caso. O del destino. O di chissà che cosa. La Roma ha vinto quando doveva (poteva) vincere e non ha vinto quando poteva (doveva) farlo per dare un senso ancor più compiuto al suo cammino. Ma, si sa, il campionato quest’anno è strano (modesto?) e il “mischione” lì in alto ne è la palese conferma. Il campionato aspetta tutti, in sintesi. Aveva ragione Gasperini quando diceva che non c’era (non c’è) una squadra dominante. Questo non significa che tutto sarà facile ma che non bisogna frenare le ambizioni. Di qualsiasi genere. Nel calcio, lo insegnano i vecchi maestri, non conta essere più forte se poi non sei più bravo del tuo avversario di turno. Questo per dire che devi essere in grado di fare risultato contro chiunque tu abbia di fronte. La Roma oggi a Cagliari dovrà essere più brava della squadra di casa. Perché ciò che sei oppure che hai fatto conta zero, quando comincia una nuova gara. La Roma, ad esempio, ha vinto 5 volte su sei in trasferta, mentre il Cagliari in casa ha preso i tre punti soltanto una volta in sei appuntamenti. Pronostico a senso unico, perciò? Macché, i valori del campo spesso intaccano quelli sulla carta. Dopo il ko interno contro il Napoli Gasperini si aspetta che la propria squadra sappia ripartire nella maniera più adeguata, anche se il lavoro settimanale non è stato quello che lui aveva sperato. Intoppi a raffica, allenamenti a ranghi ridotti, alcuni giocatori mezzi mezzi: non sarà una Roma rimaneggiata, ma GPG confidava in altro. Innanzitutto di non doversi inventare l’ennesima soluzione per sistemare il reparto d’attacco. Che, come numeri, è il peggiore tra coloro che frequentano il “mischione” lassù in classifica.
