Roma, Gasperini rivoluziona l’attacco: con Zaragoza e Malen non c’è più Soulé

Tra il Cagliari e il Napoli, la squadra giallorossa sarà trasformata nel reparto offensivo
Jacopo Aliprandi

Pubblicato il 05.02.2026, 07:57 (Aggiornato il 05.02.2026, 18:12)

RomaRoma Tutte le notizie sulla squadra

È il momento della sterzata. Senza più giri di parole, senza alibi. Ventisette gol in campionato sono un macigno, un dato che pesa come piombo e racconta più di mille analisi: la Roma segna poco, troppo poco. Non è il peggior attacco del torneo, ma esserci a ridosso, alla pari con Genoa e Sassuolo, è una fotografia che scotta. E brucia ancora di più se guardi il Cagliari, dodicesimo e prossimo avversario lunedì all’Olimpico, capace di fare addirittura un gol in più. Gasperini (che oggi, insieme alla società, avrà una call con i Friedkin per analizzare il mercato appena concluso) ha capito che è arrivata l’ora di cambiare musica. E allora prepara la rivoluzione, vera, profonda, a partire proprio dalla sfida contro i sardi, con lo sguardo che già scivola alla settimana successiva, al Maradona contro il Napoli. Due tappe, un’unica missione: ridisegnare l’attacco e rimettere benzina nel motore dei gol.

Il piano di Gasperini

L’idea è chiara, quasi sussurrata ma già fortissima nell’aria di Trigoria: tridente nuovo di zecca. Il diciannovesimo diverso in questa stagione. Dybala, Zaragoza, Malen. Tecnica, imprevedibilità, profondità. Testa, estro, gamba. Dentro l’argentino, se il programma di rientro in gruppo tra domani e sabato sarà rispettato. Dentro lo spagnolo appena arrivato. Confermato l’olandese, che fin qui ha acceso la miccia ma aspetta ancora l’esplosione vera. Perché i numeri di Donyell Malen raccontano una storia curiosa: nelle ultime tre giornate di Serie A, dal suo esordio, è il giocatore che ha toccato più palloni in area avversaria (25) ed è secondo solo a Nico Paz per conclusioni tentate (15). Tradotto: c’è, si muove, si propone, fa male. Ma ha segnato solo una volta.Troppi palloni sporchi, poche situazioni pulite. Ed è qui che entra in scena Dybala. La Joya non è solo talento, è lucidità negli ultimi sedici metri, è l’assist che taglia le difese (vedere Torino-Roma), è il passaggio che trasforma un tiro forzato in una palla da spingere dentro. È la cura perfetta per dare continuità alle buone prove di Malen contro i granata e il Milan, e per trasformare il volume in sostanza.

Alla ricerca dell'imprevedibilità

Se Dybala è la mente, Zaragoza è la scintilla. Velocità, dribbling, uno contro uno, assist e gol: tutto quello che è mancato terribilmente all’attacco romanista. La carta imprevista, quella che spacca le partite quando gli spazi si stringono e le difese si chiudono a riccio. Doveva essere il terreno di Bailey, ma ora è lo spagnolo a caricarsi addosso questa missione. E non è nelle corde di Pellegrini, che dopo la prova insufficiente contro l’Udinese è destinato molto probabilmente alla panchina. Con lui anche Soulé, se Dybala riuscirà a giocare dal primo minuto. È il mese della verità: poche partite, solo quattro, ma pesantissime. Due scontri diretti contro Napoli e Juventus, una rincorsa Champions che passa obbligatoriamente dai gol. E allora sì, è tempo di rivoluzione.