La difesa della Roma è stellare. Ora però deve reggere negli scontri diretti
Una muraglia, un fortino, una corazza che luccica sotto i riflettori della Serie A e dell’Europa intera. La Roma di Gasperini ha costruito la sua identità mattone dopo mattone, tackle dopo tackle, chiusura dopo chiusura. Una difesa di ferro, parola dell’allenatore, ma soprattutto parola dei numeri. E quelli non mentono mai. Perché se l’attacco è quello che può regalare speranze per il domani, la difesa è invece la certezza del presente, quella che fin qui ha regalato alla Roma una posizione in classifica che regala speranza per la Champions. «Nei numeri non ho mai avuto una difesa così forte», ha detto il tecnico dopo il Cagliari. Non è una frase di circostanza, è una sentenza. Perché questa Roma, oggi, si regge su fondamenta solidissime. È la miglior difesa del campionato e addirittura dei cinque top tornei d’Europa. Una roba da stropicciarsi gli occhi.
I pilastri del muro
Mancini, N’Dicka, Hermoso: tre nomi, tre colonne portanti. Esperienza, fisicità, senso della posizione. Ma non è solo questione di titolari. Questo è un reparto vivo, profondo, in continua crescita. Ghilardi è la sorpresa che non ti aspetti, Ziolkowski la promessa che bussa forte al futuro, Celik il jolly che tiene insieme i pezzi quando serve. Tutti dentro, tutti sul pezzo. Tutti con la stessa missione: non si passa.
Numeri da elite
Appena 14 gol subiti in 24 giornate. Un dato che pesa, che racconta una storia precisa. Solo tre volte, nella storia giallorossa a questo punto del torneo, era andata meglio: la stagione 2003/04, la 2013/14 (11 gol) e la 1974/75 (13). Tradizione difensiva, sì, ma qui siamo di fronte a qualcosa di speciale. Undici clean sheet in 24 turni. Meglio hanno fatto solo Inter (13) e Como (12). La Roma è lì, stabilmente tra le grandi, con una continuità che non nasce per caso ma da organizzazione, concentrazione e fame. Un modello difensivo legato naturalmente allo stile di gioco di Gasperini: pressing continuo, aggressione dei portatori di palla e tenacia sulle seconde palle.
Il nodo big match
C’è però un dettaglio che stona nella sinfonia. Negli scontri diretti, fin qui, la porta non è rimasta blindata come al solito: sei gol subiti in quattro big match, tre sconfitte e un pareggio. È qui che si alza l’asticella. È qui che questa difesa, già da record, deve diventare anche decisiva. Contro il Napoli servirà la partita della svolta. Non solo solidità, ma dominio. Non solo resistenza, ma controllo. Blindare la porta di Svilar e uscire con un clean sheet significherebbe una cosa sola: punti pesantissimi nella corsa alla Champions. Gasperini lo sa, la squadra pure. Il muro è già stato costruito. Adesso bisogna dimostrare che regge anche contro le cannonate più forti. E se davanti si alzerà il livello, come dice il tecnico, questa Roma potrà smettere di essere solo una squadra solida per diventare una squadra che fa paura.
