Trasferte vietate ai tifosi della Roma, ecco il rischio che c’è dietro

Sussiste l'impossibilità per i sostenitori giallorossi di seguire la squadra nelle gare fuori casa: conferma in vista anche per la sfida europea con il Bologna
Fabio Massimo Splendore
4 min

Grava il divieto trasferte sui tifosi della Roma. L’esito degli scontri sulla A1 tra romanisti e fiorentini, figli di uno dei classici appuntamenti dati negli incroci tra un viaggio qui (i giallorossi andavano a Torino) e uno lì (i viola a a Bologna). Era il 18 gennaio, il ministro dell’Interno Piantedosi ha disposto per decreto lo stop ai viaggi al seguito della squadra (per entrambe le tifoserie). Non è certo la ratio del decreto il problema: su quella decide l’autorità nazionale di pubblica sicurezza e punto. Più in generale si sa che l’Uefa non ama molto i divieti, le partite con i tifosi al seguito sono quelle più godibili. Una volta, un bel po’ di anni fa, anche da noi vietare significava quasi abdicare ad un ruolo: la linea era più quella di far partire i tifosi e gestire l’ordine pubblico anche con fermezza di fronte ad eventuali violenze e intemperanze. L’Uefa non è chiamata in causa a caso. Giovedì prossimo ci sarà Bologna-Roma, ottavo di finale di Europa League. Fosse stata una partita contro una tedesca, una norvegese, una olandese o fate voi, bisogna iniziare con il dire che quel provvedimento del ministro Piantedosi avrebbe necessitato di un grosso lavoro di contorno per poter valere anche in Europa: esteso su tutto i territorio nazionale, sarebbero servite informazioni a supporto per suggerire (non imporre) la mancata vendita dei biglietti ai tifosi giallorossi all’estero. Ma questo è un altro discorso. L’anomalia (non sportiva ovviamente) è che a sfidarsi sono due italiane e quindi il divieto sussiste.

 

 

L'attenzione resta alta

Quello che viene da pensare però è questo: lo stop nasce da scontri in autostrada (e ormai tutto quello che riguarda gesti violenti è uscito dagli stadi per trasferirsi nelle città o sulla grande viabilità). Ora, chi potrà vietare uno spostamento di un gruppo potenzialmente nutrito di eventuali malintenzionati, in treno o in macchina, per andare a ritrovarsi fuori dal Dall’Ara, in un paio di pub di Bologna o dove si voglia? Nessuno. Bologna non è la Germania, non è l’Inghilterra, non è un posto all’estero dove devi sostenere costi ingenti di spostamento, rientri il giorno dopo, contando anche il rischio di farsi venire pruriti in un paese straniero. Dunque quel che il divieto di trasferta dovrebbe scongiurare alla fine ahinoi “rischia” di sussistere. Non ci vuole troppa fantasia ad ipotizzare che qualcuno potrebbe decidere di imbarcarsi in questa passeggiata.

Genova resta vietata ai residenti di Roma e provincia

Nel frattempo la trasferta a Marassi resta vietata ma solo per Roma e provincia e non tutta la regione (dopo il ricorso al Tar vinto il 19 febbraio scorso). In più la Questura locale ha disposto l’obbligo di occupare i pochi posti fuori abbonamento dello stadio del Genoa, ai soli possessori della fidelity card rossoblù (sottoscritta entro il 23 febbraio, altra curiosità): questo per evitare anche assembramenti di gruppi giallorossi organizzati da fuori Roma in aree raccolte e definite (nella fattispecie si parla dell Gradinata Sud e dei Distinti). ©riproduzione riservata

 


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