Gasp, le assenze pesano come macigni. La Roma ora è a un bivio

Senza Dybala, Koné, Wesley e Mancini (più il vero Soulé), i giallorossi perdono peso, soluzioni, identità e qualità: i dettagli
Jacopo Aliprandi

San Siro non perdona. E ieri ha presentato il conto più salato alla Roma, travolta dalla Inter capolista in una serata che sa di lezione severa, ma non definitiva. Perché il 5-2 finale è un macigno, sì, ma racconta solo una parte della verità.

Roma inferiore all'Inter 

È stato un ko figlio di episodi, di qualità degli avversari, di infortuni. Anche di mentalità. La Roma, senza giri di parole, non è all’altezza dell’Inter capolista, ma non è neanche distante i cinque gol che ha subito ieri a San Siro.

Lo ha dimostrato il cammino del girone d’andata, il percorso di Gasperini quando la rosa era più o meno tutta a disposizione, quando inevitabilmente il morale del gruppo era più alto e gli episodi giravano anche a proprio favore.

Il film della partita di San Siro 

E invece, stavolta, tutto ha preso una piega diversa. Drammatica, fin dai primi istanti. Il gol incassato dopo appena un minuto è stato un pugno allo stomaco, di quelli che tolgono il fiato e annebbiano le idee. La Roma ha barcollato, ha rischiato di crollare subito, ma ha avuto il merito di rialzarsi, almeno per un tratto. Nel primo tempo ha provato a rimettere insieme i pezzi, a restare aggrappata alla partita. Poi, proprio quando sembrava poter respirare, è arrivata un’altra mazzata: il gol di Mancini seguito dalla prodezza di Çalhanoglu, un lampo di classe che ha riportato l’inerzia tutta dalla parte nerazzurra.

Squadra irriconoscibile  

La ripresa, invece, è stata un incubo a occhi aperti. Errori individuali in serie, concentrazione evaporata, giocatori in totale confusione.

Una squadra irriconoscibile, che si è fatta piccola, inerme, lontanissima dallo spirito gasperiniano fatto di aggressività, ritmo e coraggio. Una Roma che ha smarrito se stessa proprio nel momento più delicato della stagione.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Roma

Quante assenze per Gasperini 

La differenza tra Roma e Inter è nella qualità, chiaro. Ma anche nelle presenze, anzi, nelle assenze. Senza Dybala, Koné, Wesley e Mancini (più il vero Soulé, quello in condizione e non quello appena rientrato dopo un mese di infortunio), i giallorossi perdono peso specifico, perdono soluzioni, perdono identità e qualità. E allora il gap si allarga, diventa evidente, quasi impietoso. Non è un caso che a fine partita Gasperini abbia scelto parole nette, quasi taglienti: “È una follia buttare tutto il lavoro fatto fin qui per aria. Quello che bisogna per la prossima stagione è migliorare questo gruppo. Non ricostruirlo o abbatterlo, ma rinforzarlo”.

Una linea chiara: non rivoluzione, ma evoluzione. Più qualità, più alternative, più profondità. Perché a questi livelli non basta avere un buon undici: serve una rosa all’altezza. Per evitare gli errori, quelli che pesano come macigni. Le disattenzioni di Celik, Hermoso, Rensch gridano vendetta. Non sono sbavature, sono crepe profonde, inaccettabili in uno scontro diretto contro la prima della classe. Ancora di più a otto giornate dalla fine, con un posto in Champions ancora in bilico. Se Gasp chiede di migliorare la rosa, Friedkin invece è intenzionato a rivoluzionarla. Una divergenza di opinioni che naturalmente necessiterà di confronti.  

Roma a un bivio 

Ma la Roma ora è a un bivio. Da una parte il rischio di lasciarsi travolgere dalle scorie di una sconfitta pesante, dall’altra l’obbligo di reagire, di rialzare la testa, di continuare a lottare per quel quarto posto che resta alla portata. Serve una squadra più forte, sì, ma soprattutto più lucida, più compatta, più affamata. Perché il verdetto di San Siro è duro, ma non deve diventare una sentenza.

 

 

 

 

 

 


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San Siro non perdona. E ieri ha presentato il conto più salato alla Roma, travolta dalla Inter capolista in una serata che sa di lezione severa, ma non definitiva. Perché il 5-2 finale è un macigno, sì, ma racconta solo una parte della verità.

Roma inferiore all'Inter 

È stato un ko figlio di episodi, di qualità degli avversari, di infortuni. Anche di mentalità. La Roma, senza giri di parole, non è all’altezza dell’Inter capolista, ma non è neanche distante i cinque gol che ha subito ieri a San Siro.

Lo ha dimostrato il cammino del girone d’andata, il percorso di Gasperini quando la rosa era più o meno tutta a disposizione, quando inevitabilmente il morale del gruppo era più alto e gli episodi giravano anche a proprio favore.

Il film della partita di San Siro 

E invece, stavolta, tutto ha preso una piega diversa. Drammatica, fin dai primi istanti. Il gol incassato dopo appena un minuto è stato un pugno allo stomaco, di quelli che tolgono il fiato e annebbiano le idee. La Roma ha barcollato, ha rischiato di crollare subito, ma ha avuto il merito di rialzarsi, almeno per un tratto. Nel primo tempo ha provato a rimettere insieme i pezzi, a restare aggrappata alla partita. Poi, proprio quando sembrava poter respirare, è arrivata un’altra mazzata: il gol di Mancini seguito dalla prodezza di Çalhanoglu, un lampo di classe che ha riportato l’inerzia tutta dalla parte nerazzurra.

Squadra irriconoscibile  

La ripresa, invece, è stata un incubo a occhi aperti. Errori individuali in serie, concentrazione evaporata, giocatori in totale confusione.

Una squadra irriconoscibile, che si è fatta piccola, inerme, lontanissima dallo spirito gasperiniano fatto di aggressività, ritmo e coraggio. Una Roma che ha smarrito se stessa proprio nel momento più delicato della stagione.


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