Gasp, le assenze pesano come macigni. La Roma ora è a un bivio
San Siro non perdona. E ieri ha presentato il conto più salato alla Roma, travolta dalla Inter capolista in una serata che sa di lezione severa, ma non definitiva. Perché il 5-2 finale è un macigno, sì, ma racconta solo una parte della verità.
Roma inferiore all'Inter
È stato un ko figlio di episodi, di qualità degli avversari, di infortuni. Anche di mentalità. La Roma, senza giri di parole, non è all’altezza dell’Inter capolista, ma non è neanche distante i cinque gol che ha subito ieri a San Siro.
Lo ha dimostrato il cammino del girone d’andata, il percorso di Gasperini quando la rosa era più o meno tutta a disposizione, quando inevitabilmente il morale del gruppo era più alto e gli episodi giravano anche a proprio favore.
Il film della partita di San Siro
E invece, stavolta, tutto ha preso una piega diversa. Drammatica, fin dai primi istanti. Il gol incassato dopo appena un minuto è stato un pugno allo stomaco, di quelli che tolgono il fiato e annebbiano le idee. La Roma ha barcollato, ha rischiato di crollare subito, ma ha avuto il merito di rialzarsi, almeno per un tratto. Nel primo tempo ha provato a rimettere insieme i pezzi, a restare aggrappata alla partita. Poi, proprio quando sembrava poter respirare, è arrivata un’altra mazzata: il gol di Mancini seguito dalla prodezza di Çalhanoglu, un lampo di classe che ha riportato l’inerzia tutta dalla parte nerazzurra.
Squadra irriconoscibile
La ripresa, invece, è stata un incubo a occhi aperti. Errori individuali in serie, concentrazione evaporata, giocatori in totale confusione.
Una squadra irriconoscibile, che si è fatta piccola, inerme, lontanissima dallo spirito gasperiniano fatto di aggressività, ritmo e coraggio. Una Roma che ha smarrito se stessa proprio nel momento più delicato della stagione.
