Pagina 2 | Gasp, le assenze pesano come macigni. La Roma ora è a un bivio
Quante assenze per Gasperini
La differenza tra Roma e Inter è nella qualità, chiaro. Ma anche nelle presenze, anzi, nelle assenze. Senza Dybala, Koné, Wesley e Mancini (più il vero Soulé, quello in condizione e non quello appena rientrato dopo un mese di infortunio), i giallorossi perdono peso specifico, perdono soluzioni, perdono identità e qualità. E allora il gap si allarga, diventa evidente, quasi impietoso. Non è un caso che a fine partita Gasperini abbia scelto parole nette, quasi taglienti: “È una follia buttare tutto il lavoro fatto fin qui per aria. Quello che bisogna per la prossima stagione è migliorare questo gruppo. Non ricostruirlo o abbatterlo, ma rinforzarlo”.
Una linea chiara: non rivoluzione, ma evoluzione. Più qualità, più alternative, più profondità. Perché a questi livelli non basta avere un buon undici: serve una rosa all’altezza. Per evitare gli errori, quelli che pesano come macigni. Le disattenzioni di Celik, Hermoso, Rensch gridano vendetta. Non sono sbavature, sono crepe profonde, inaccettabili in uno scontro diretto contro la prima della classe. Ancora di più a otto giornate dalla fine, con un posto in Champions ancora in bilico. Se Gasp chiede di migliorare la rosa, Friedkin invece è intenzionato a rivoluzionarla. Una divergenza di opinioni che naturalmente necessiterà di confronti.
Roma a un bivio
Ma la Roma ora è a un bivio. Da una parte il rischio di lasciarsi travolgere dalle scorie di una sconfitta pesante, dall’altra l’obbligo di reagire, di rialzare la testa, di continuare a lottare per quel quarto posto che resta alla portata. Serve una squadra più forte, sì, ma soprattutto più lucida, più compatta, più affamata. Perché il verdetto di San Siro è duro, ma non deve diventare una sentenza.