La resa dei conti tra Ranieri e Gasperini: i retroscena di nove mesi di frecciatine e incomprensioni

Dure dichiarazioni del senior advisor dei Friedkin prima della partita. Il tecnico: "Zero screzi, ne parleremo presto"
Giorgio Marota

Pubblicato il 11.04.2026, 07:36

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Nove mesi di incomprensioni e frecciatine a distanza, finché i nodi non sono venuti al pettine. La resa dei conti in casa Roma è andata in scena dopo cinque gol (quelli dell’Inter) e cinque giorni di analisi spietate sul rischio fallimento, di rivoluzioni sussurrate dall’America e di parole nette, quelle pronunciate giovedì da Gasp, che inevitabilmente sono rimbalzate fino a Houston. Ranieri ha riflettuto a lungo sui concetti espressi dal tecnico alla vigilia. Tre su tutti devono aver scosso lui e la dirigenza. Il primo: «Sono arrivati 30 giocatori negli ultimi due anni ma giocano in 4-5». Il secondo: «Il target degli acquisti dev’essere Malen-Wesley». E il terzo: «una piazza come Roma, che di campioni ne ha visti tanti, non so quanto possa recepire i giovani, e poi se ne metti tanti dentro il campo probabilmente abbassi anche le ambizioni della squadra». Prima della vittoria rigenerante sul Pisa, è andata in scena una sorta di resa dei conti. Ha iniziato Ranieri: «Io e lui abbiamo scelto i giocatori, non ce n’è stato uno che lui non abbia approvato o di cui non sapesse che sarebbe venuto. Tutto quello che abbiamo cercato di fare è stato dare all'allenatore una squadra che l'anno scorso è arrivata ad un punto dalla Champions con tanti giovani da valorizzare. Avevamo cercato 5-6 allenatori in estate, tre poi non sono venuti. E alla fine ha deciso la società». Ha risposto Gasp: «Ho lasciato libera scelta sui giocatori che non conoscevo. Ho chiesto due giocatori importanti, ne è arrivato uno. Perdevamo Shomurodov e non sapevo che si perdesse anche Saelemaekers. Per me era un punto fondamentale lavorare sull’attacco. Ho sempre picchiato sulla necessità di investire davanti. Poi purtroppo non è andata così. Ranieri era d'accordo con me. Binari paralleli? Io ne ho uno solo. Ci vedremo la prossima settimana, non ci sono mai stati screzi con lui». Il tecnico ha tentato di sviare il discorso per evitare di gettare altra benzina sul fuoco. Ma le fiamme si vedono già a occhio nudo.

 

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Le divergenze tra Ranieri e Gasperini

Sul mercato Ranieri ha difeso l’operato del ds Massara, finito spesso in rotta di collisione col tecnico: «È troppo facile dire “solo Malen e Wesley” come ha fatto il tecnico, abbiamo preso anche Ferguson e si è perso del tempo dietro a Sancho, fino all'ultimo ci abbiamo provato e lui non è voluto venire. Alcuni giocatori non piacevano all'allenatore e non li abbiamo presi». Da qui, la considerazione più amara: «Se mi piacerà continuare, continuerò. Se sarò interpellato, continuerò. Se non sarò interpellato, me ne andrò, non sto qui a fare il garante di nessuno. Sono il senior advisor della proprietà, non dell’allenatore. Amo la Roma, sono pronto a farmi da parte».

Il paragone

Altre parole clamorosamente nette. Con tanto di precisazione in termini di visione e programmazione: i giovani, quelli per cui Friedkin ha speso più di 200 milioni negli ultimi due anni, sono la priorità della società. Gasperini, che aveva lasciato Bergamo con l’idea di sposare un progetto maggiormente ambizioso, ha sempre chiesto calciatori più pronti ed esperti. «Abbiamo scelto Gasperini per quello che ha fatto all’Atalanta con i giovani», la chiosa di Ranieri. Il tecnico, visibilmente infastidito, ha replicato così: «Sull’Atalanta sarebbe meglio non pronunciarsi, perché ha fatto cose straordinarie ed è stata competitiva da subito. E non era composta solo da giovani».