Gasperini e le idee per far crescere la Roma: cosa c'è dietro le parole dell'allenatore a Bologna  

Il tecnico si è preso la responsabilità tecnica della squadra: cosa ha in mente
Jacopo Aliprandi
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INVIATO A BOLOGNA - C’è un momento, nel calcio, in cui le parole smettono di essere semplici dichiarazioni e diventano linee guida. È successo ieri, ma in realtà tutto nasce da due settimane prima, quando - appena prima dello sfogo di Ranieri - il messaggio era già stato lanciato con chiarezza: servono acquisti mirati, profili precisi, gente che sappia alzare il livello. Non figurine, ma pedine funzionali. Nomi come Malen e Wesley non erano casuali: esperienza internazionale da una parte, gioventù di qualità dall’altra. Un mix pensato, non improvvisato.

E ieri Gasperini ha ribadito il concetto con la consueta schiettezza: niente rivoluzioni, ma interventi chirurgici. «Ho delle idee su come alzare il livello e la forza di questa squadra», ha detto. Tradotto: la base c’è, eccome se c’è. Ma per competere davvero serve quel salto di qualità che solo scelte precise possono garantire. E aggiunge, con un filo di tensione che non passa inosservato: «Se ho delle responsabilità tecniche è giusto avere credibilità e che io venga soddisfatto». Un messaggio diretto, senza giri di parole, che sa di richiesta ma anche di avvertimento.

Gasperini, le idee per far crescere la Roma: cosa pensa dei rinnovi

Le idee sono chiare, quasi scolpite. Nessuna rivoluzione della rosa: il gruppo non va smantellato, ma rifinito. I giocatori più forti devono restare, perché da lì si costruisce qualsiasi ambizione, anche se il fantasma delle plusvalenze aleggia inevitabile nei corridoi della società e qualche addio sarà inevitabile. Chiaro, ci sono anche punti fermi: Cristante e Mancini non si toccano. Sono colonne, riferimenti, identità.

Poi il capitolo rinnovi, che pesa quasi quanto un acquisto: tenere Pellegrini e Dybala significa dare continuità tecnica e carisma, mantenere quella spina dorsale che tiene insieme talento e leadership. Senza di loro, il progetto perderebbe anima.

E gli innesti? Tre quelli pesanti: un centrocampista capace di dare ritmo e sostanza, un quinto a sinistra che sappia correre e incidere, e un attaccante mancino in grado di spaccare le partite. Non quantità, ma qualità. È qui che si gioca la vera partita di mercato.

Attenzione anche ai giovani, ma non per riempire la lista: devono essere pronti, funzionali, di prospettiva ma già con qualcosa da dire. Il nome di Alajbegovic va in questa direzione: talento da modellare, ma con basi solide. Non scommesse al buio, bensì investimenti intelligenti.

E poi c’è il tema, tutt’altro che secondario, della sintonia. Costruire la squadra insieme a un direttore sportivo allineato, in piena condivisione di idee e obiettivi. Perché senza armonia nelle stanze dei bottoni, anche il miglior progetto rischia di sgretolarsi.

In fondo, il messaggio è uno solo: non serve stravolgere, serve migliorare. Ma farlo bene, con decisione, con coerenza. Gasperini ha tracciato la strada. Ora tocca alla società dimostrare di volerla percorrere fino in fondo. Perché nel calcio, come nella vita, le mezze misure raramente portano lontano.

 


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