Roma, la forza dei conti: Friedkin ora dovrà negoziare con l’Uefa

Il club ha già a bilancio 22 milioni di plusvalenze, adesso con Salah-Eddine e Ziolkowski può superare quota 30
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Giorgio Marota

Pubblicato il 29.06.2026, 08:08

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C’è chi dice no. Anche quando sarebbe bastato dire sì, un semplice sì, per mettere tutto in discesa ed evitare di rivolgersi a Nyon come si farebbe a un santuario al quale ci si reca per chiedere la grazia. Eppure si fa anche questo per far felice un allenatore. Che tra le tante cose dette alla società alla fine della stagione della rimonta Champions, ha tenuto a specificarne solo una pubblicamente: «Io li terrei tutti». Questa frase non gli è sfuggita, l’ha proprio voluta pronunciare: della serie, toglietemi tutto ma non i miei big.

Tanti no per i big, ma Soulé...

Sì a un’offerta monstre per Svilar, al tentativo dell’Inter per Mancini, ai rumors della Bundesliga per N’Dicka e a qualche proposta al ribasso (Atletico) per Koné. Rispondere «Sì» a tutto ciò sarebbe stato facile e la Roma in un colpo solo avrebbe risolto tanti dei suoi problemi, aggiungendo alla voce plusvalenze almeno un’entrata sostanziosa per rispettare il settlement agreement dell’Uefa. Il mercato in qualsiasi caso insegna che tutto può cambiare in un attimo: ad esempio, se l’Inter bussasse alla porta della Roma con un’offerta da 30 milioni per Pisilli, allora qualche riflessione a Trigoria la farebbero. Niccolò vorrebbe restare in giallorosso ed è considerato un patrimonio del club, ma anche perché è cresciuto in casa ogni euro della sua cessione sarebbe un euro di plusvalenza. In qualsiasi caso, il club non lo svenderà e non intende farsi prendere per il collo - è valso per tutti i totem sopra citati - soltanto perché la scadenza del 30 giugno incombe minacciosa. Così, l’indicazione di Gasp da un lato e il ritardo con cui la società ha deciso di sbloccare l’arrivo di D’Amico dall’Atalanta dall’altro, hanno portato a intraprendere un percorso forse più tortuoso. Soltanto Soulé, tentato dai milioni degli arabi dell’Al-Ahli ma restio alla prospettiva di andare a giocare in un campionato periferico, resta tra quelli sacrificabili; d’accordo, nel 2025-26 è stato un titolare, ma se davvero il mercato dal 1° luglio porterà due ali offensive talmente forti da contendere il posto a Pellegrini e Dybala allora l’eventuale partenza di Matias non sarebbe più raccontata come la cessione di un pezzo da novanta.

Tesoreto dalle plusvalenze

In queste settimane la Roma delle operazioni salva-conti le ha comunque portate a termine. Alcune sono figlie di accordi stipulati in precedenza, altre di condizioni maturate. Mettendo nel calderone anche gli affari in uscita relativi alla passata stagione ma inquadrabili all’interno del bilancio attuale, si arriva a un totale di 22 milioni di euro di sole plusvalenze. Saud, Baldanzi, Sangaré, Romano, Shomurodov e con loro Coletta, Paredes, Plaia e Solbakken: queste partenze hanno fruttato al club dei soldi che, sommati ai ricavi in crescita (dal nuovo sponsor ai 20 milioni dell’accordo Serie A-Img per una vecchia disputa) e una volta decurtate le cosiddette “spese virtuose” (vivai, infrastrutture, calcio femminile) potrebbero avvicinare l’obiettivo imposto dall’Uefa. Attenzione: avvicinare, non raggiungere. Perché l’obiettivo del contenimento della perdita triennale entro i 60 milioni di euro è ambizioso e difficilmente verrà soddisfatto senza un sacrificio eccellente, anche se al fotofinish i giallorossi dovessero vendere Ziolkowski e Salah-Eddine generando altri 13-15 milioni di plusvalenze. A quel punto Friedkin andrebbe a trattare con l’Uefa una multa, magari accettando pure qualche limitazione alle liste.

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