Estate a ostacoli: tra paletti e voltafaccia, la Roma è cresciuta

Le strategie, gli inseguimenti all’ala e i 125 milioni spesi nonostante l’Uefa. Ma tutti i top di Gasperini sono rimasti
Giorgio Marota

Pubblicato il 03.09.2026, 10:45 (Aggiornato il 03.09.2026, 10:53)

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La Roma ha schivato curve, saltato ostacoli, preso la rincorsa e frenato dentro una sessione che ha portato a una svolta nel completamento della rosa, lasciando però aperta la voragine dell’ala sinistra. Per Gasperini e D’Amico la squadra è più forte dell’anno scorso, soprattutto nelle seconde linee, entrambi però restano convinti come la coperta sia ancora corta: sono appena 20 i giocatori di movimento, più i portieri e qualche giovane della Primavera, e mancherebbe pure il terzino sinistro visto che GPG ne ha quattro, tutti di piede destro. In due mesi e mezzo, dopo un complicato accavallamento tra ds a causa del muro alzato dall’Atalanta, a Trigoria si sono anche trovati a cambiare strategia. In particolare, con l’arrivo dell’amministratore delegato Galantic (fine luglio) c’è stato un forte imprinting alla sostenibilità. È come se i paletti del fair play finanziario, a un certo punto, fossero diventati più complessi da gestire. «Sono cambiate le comunicazioni», si è lasciato scappare Gasp in una delle ultime conferenze. «Dall’Uefa non è cambiato nulla, sapevamo quali erano i nostri obiettivi», ha spiegato ieri D’Amico. Durante il ritiro in Galles è andata in scena una riunione risolutiva proprio con l’ad: da quel momento il mercato giallorosso ha preso un’altra strada. 

Percorsi

La Roma è partita puntando tutto su Greenwood: lo ha trattato per un mese, da inizio giugno, prima di vederlo approdare al Fenerbahçe; ironia della sorte, giovedì prossimo lo sfiderà in Champions. Saltato l’obiettivo principale, D’Amico ha fatto rotta su Summerville. Sembrava davvero tutto fatto per l’olandese - era anche pronto l’aereo che lo avrebbe portato a Roma - ma l’inserimento last minute dell’Al-Hilal ha fatto saltare il banco. Nelle ore immediatamente successive a questo “voltafaccia” - il secondo ravvicinato dopo quello di Celik - la Roma ha cercato di comprendere i margini per arrivare a Nusa. Troppo alta la richiesta del Lipsia, superiore addirittura ai 60 milioni. Ed ecco l’inversione a U: anziché prendere un’altra ala, D’Amico ha chiuso in fretta Castro, il vice Malen costato 36 milioni più bonus. Decisivo il confronto viso a viso con Ryan Friedkin a Cannes, durante l’amichevole coi francesi del 26 luglio. «Il tempo che abbiamo chiuso Castro non è stato sufficiente per Summerville: ma eravamo su entrambi», ha spiegato ieri il ds. Ma il mondo sapeva che la Roma cercava un’ala, così i prezzi sono lievitati: 50 milioni la richiesta minima, da chiunque. Temendo di perdere troppo tempo, D’Amico ha completato intanto il resto della squadra: ha preso due difensori affidabili come Koulierakis e Balerdi, ha tentato di arrivare a Read per sostituire Celik ed è planato su Molina, ha colto l’occasione Mora (non senza fatica) per avere una soluzione in più sulla trequarti e poi ha sistemato il centrocampo, sostituendo uno scontento El Aynaoui con il gasperiniano De Roon. Il conto degli acquisti, considerando anche i riscatti di Malen e Ghilardi, fa 125 milioni.

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Ultime ore

Nel frattempo sono state fatte diverse plusvalenze, per 25 milioni di circa, e alcuni giovani sono andati a fare esperienza altrove, come Ziolkowski, Vaz, Cherubini, Mannini e Reale. L’ala è tornata d’attualità sul gong, quando si sono verificate una serie di sfortunate coincidenze: gli intoppi bancari russi per Luiz Henrique, il “no” al prestito del Chelsea per Gittens (mentre gli stessi blues puntavano Koné) e i troppi tentennamenti di Leweling, sul quale s’è inserito a un certo punto persino l’Everton... dei Friedkin. Una cosa soprattutto è piaciuta ai tifosi: tutti i big sono rimasti. Inclusi Dybala, Pellegrini, Cristante e Mancini, i rinnovi rimasti in sospeso per tanto (troppo) tempo. 

 

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