Percassi che insegue D’Amico e gli insulti post Roma-Atalanta: il caso finisce in Figc
Roma-Atalanta non è finita al gol di Soulé e neppure dopo il parapiglia costato l’espulsione (per Sarri ingiusta) di Gaetano. Il vero finale è andato in scena lontano dai riflettori, all’uscita delle delegazioni, mentre le squadre salivano sui pullman e i dirigenti raggiungevano le loro automobili. A quel punto l’amministratore delegato dell’Atalanta, Luca Percassi, ha rincorso il direttore sportivo della Roma, nonché suo ex dipendente, Tony D’Amico. Sono volate parole grosse soprattutto dal primo - grossissime per chi ha ascoltato - tali da mettere in discussione qualità umane oltre che professionali. I due hanno un contenzioso legale aperto, ma D’Amico si è sentito attaccato senza alcun motivo apparente, sostenendo altresì di non aver mai risposto alle provocazioni.
Le due versioni
Anzi, il diesse ritiene di essere stato più che serafico nel cercare di prendere un’altra strada; Percassi, evidentemente, aveva invece più di qualcosa da chiarire dopo il divorzio di giugno e il lunghissimo tira e molla per liberare il dirigente dal contratto con la Dea prima del suo trasferimento alla Roma. Le versioni ovviamente divergono e la materia è già finita dritta sul tavolo della procura federale. Per Percassi si è trattato di un confronto acceso e poco altro. Gli ispettori di Chiné non erano sul posto - l’uscita dallo stadio non è di fatto una zona di loro competenza - però si attiveranno già da oggi nell’ascolto delle persone coinvolte e di quelle che hanno assistito alla scena, inclusi gli steward che sono intervenuti per evitare che la tensione verbale tramutasse in qualcos’altro. C’è chi parla di “inseguimento” fino al parcheggio all’ingresso della tribuna Monte Mario, tanto da rendere necessario l’intervento del servizio di sicurezza.
Botta e risposta
Ieri pomeriggio la Roma ha diramato un comunicato molto netto, esprimendo «pieno sostegno al direttore sportivo D’Amico in relazione a quanto accaduto al termine della gara». Il club giallorosso «ritiene inaccettabile il comportamento tenuto dall’amministratore delegato dell’Atalanta, Luca Percassi, e sottolinea la correttezza dimostrata da D’Amico, che ha evitato qualsiasi reazione. L’accaduto sarà sottoposto agli organi competenti della giustizia sportiva». La Dea ha prima informalmente descritto il fatto come un normale diverbio tra dirigenti al termine di una partita densa di emozioni e rivalità, poi ha replicato in forma scritta smentendo la ricostruzione: «Respingiamo con fermezza le valutazioni espresse dalla Roma. Il Club, ritenendo opportuno non alimentare ulteriormente la vicenda attraverso dichiarazioni pubbliche, si dichiara assolutamente disponibile fin da subito a sottoporsi a ogni necessario confronto con gli organi della giustizia sportiva». Una cosa è certa: D’Amico, un po’ come Gasp, non si è lasciato bene con l’attuale establishment nerazzurro. Lo ha dimostrato anche un fatto recente di mercato: per sbloccare l’arrivo di De Roon è stato proprio il tecnico a chiamare Luca Percassi, un dirigente col quale ha avuto, a differenza del padre Antonio, diverse divergenze prima e dopo la separazione.
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