Il motivo della corsa sotto la Sud, la scarpa vecchia, la famiglia e la trattativa: come è andata davvero tra De Roon, Roma e Atalanta
Da dove partire: dall'inzio? Forse meglio dalla fine, che poi è oggi. Marten De Roon è a Torino, ritiro della Roma, stasera si gioca. La squadra è in un hotel del centro, lo stesso dove fino a ieri mattina c'era anche Jannik Sinner. Uno che alle polemiche, qualsiasi cosa faccia - o non faccia - è abituato. Ma questa è un'altra storia.
Quella di De Roon si snoda tra due binari: da una parte l'entusiasmo per la nuova avventura romana e romanista, che gli ha ridato stimoli e motivazioni. Dall'altra il dispiacere enorme per come si è conclusa l'esperienza a Bergamo. Città a cui è legatissimo: la moglie e le tre figlie sono rimaste lì. C'è la scuola, ci sono la pallavolo e i corsi di sci, c'è una casa su misura costruita per la famiglia e ci sono amicizie che le ragazze non vogliono lasciare. Ad ora è così, poi si vedrà. De Roon, tornato dal Mondiale intorno al 20 luglio, non aveva previsto di salutare né Bergamo né tantomeno l'Atalanta. Certo, era rimasto un po' stupito che il neo allenatore, Sarri, non gli avesse fatto neppure una chiamata: era il capitano, gli sembrava scontato. Ma forse, si era detto, ognuno è fatto a modo suo. Tornato a Zingonia aveva capito subito come l'aria fosse cambiata: Giuntoli che mette mano a tutti i reparti del club, come normale, l'allenatore che vuole Gaetano e pure un altro centrocampista (Kessié). Djimsiti che va via. Ederson che invece torna perché a Manchester c'è qualcosa che non va e rinnova pure. Né Giuntoli né Sarri gli danno spiegazioni, provano a inserirlo nella trattativa Rowe, il Bologna lo chiama, lui ringrazia ma rifiuta. Anche perché è incredulo che, dopo una vita, l'Atalanta voglia inserirlo in uno scambio: resta senza parole, capisce che ormai è tutto finito. I tifosi sono più increduli di lui.
De Roon - Roma, le ore di fuoco
A quel punto chiede la rescissione del contratto, l'Atalanta accetta ma quando lo chiama Gasperini De Roon, che sa bene quali siano i rapporti tra Roma e il club bergamasco, dice che prima si devono accordare i due club. Gasp chiama Percassi, lo stesso fa Marten. L'Atalanta, riconoscente al giocatore con più presenze nella storia del club, gli da il permesso di partire. Chiede solo dei bonus. De Roon vorrebbe prendersi qualche giorno, spiegare, salutare i tifosi allo stadio. Ma la Roma chiama, Gasperini lo vuole a Lecce, tutto si chiude, di notte, in poche ore. L'olandese inizia la sua nuova avventura: i romanisti non gradiscono le ruggini del passato, gli atalantini la nuova destinazione. Perché la chiave è questa: non imputano a De Roon la decisione di chiudere la carriera giocando (e non da "scarpa vecchia", per citare Gasperini) ma non accettano (eufemismo) la scelta di andare alla Roma proprio di Gasp e D'Amico.
De Roon sotto la Sud in Roma - Atalanta, il motivo
In tutto questo c'è poi l'esultanza di De Roon al gol di Soulé proprio contro l'Atalanta: perché è andato sotto la curva Sud? Il giocatore non voleva mancare di rispetto a nessuno, tantomeno ai suoi ex tifosi, ma nel momento in cui tutta la panchina si è alzata non se l'è sentita di restare fermo da solo. Non ha fatto gesti eclatanti, ha partecipato ad un abbraccio. Felice sportivamente per la Roma, i suoi nuovi compagni e i suoi nuovi tifosi. Un professionista questo fa e questo è. Poi, ovviamente, lo striscione degli atalantini lo ha ferito, come logico.

Ma nulla sposta il legame con un club e una città in cui ha vissuto gli anni migliori della sua vita. Insieme a un allenatore, va detto, che lui considera un padre sportivo. Non a caso, quando smetterà, vorrà ripercorrerne le orme. E se iniziasse proprio dal suo staff?
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