Mourinho ha ribattezzato Dybala: da quando è a Roma lo chiama così

Il tecnico portoghese è estasiato dall’impatto dell’argentino. E con Zaniolo ora è amore
Mourinho ha ribattezzato Dybala: da quando è a Roma lo chiama così© AS Roma via Getty Images
4 min
Roberto Maida
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ROMA - La qualità duttile di Pellegrini, che ormai sarebbe pronto pure a giocare in porta. I virtuosismi e la sobrietà di Dybala, che lo sta sorprendendo in ogni allenamento. La nuova verve di Zaniolo, che nei fatti sta dimostrando di volere la Roma. E poi Abraham beh, per lui è come un nipotino: anche se non segna, è insostituibile. José Mourinho si gode i quattro meravigliosi dopo la grande serata dell’Olimpico, con oltre 65.000 spettatori in tripudio per l’inizio di una storia affascinante e tante buone indicazioni tecnico-tattiche. Ma se su Pellegrini e Abraham l’allenatore aveva zero dubbi, supportato dall’esempio della prima stagione di convivenza, da Dybala e Zaniolo sta ricevendo risposte incoraggianti: dal primo perché, pur riconoscendone il talento da avversario e intuendone le prospettive tecniche, sta imparando a conoscerlo adesso nel lavoro quotidiano; dal secondo perché, viceversa, lo ha ritrovato molto meglio di come lo aveva lasciato, a dispetto delle tante voci di mercato.

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Mourinho e Dybala, la curiosità

Mourinho ha capito che Dybala, che ha già ribattezzato affettuosamente «Paolino», sarà da subito la Grande Svolta della squadra. Chiunque ha potuto osservare il dribbling di tacco in area, il passaggio sprint che ha reso possibile il primo gol allo Shakhtar, il lancio perfetto per mandare Zaniolo in porta. Ma l’allenatore ha osservato dettagli più profondi e per certi versi più funzionali alla costruzione della squadra. Dybala, fisicamente, ha già raggiunto un discreto livello di affidabilità, tanto è vero che dopo i 60 minuti di Haifa contro il Tottenham ne ha giocati 80 domenica sera. E la sua pulizia nelle giocate, accompagnata dalla freddezza nell’affrontare le pressioni avversarie, è una risorsa dal valore inestimabile per trasmettere coraggio ai compagni. Dybala è quel giocatore a cui affidi la palla quando hai paura di perderla, sapendo che nella maggior parte dei casi la custodirà con cura. I tifosi sono già impazziti per lui: allo stadio abbiamo visto decine di persone con addosso la sua maglia numero 21. E i compagni si stanno abituando a comprenderne il linguaggio tecnico.

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Zaniolo, il prodigio della Roma

Uno dei primi è stato Nicolò Zaniolo. Che dopo le tentazioni centrifughe di inizio estate determinate dallo stallo sul rinnovo del contratto, si è lasciato coinvolgere dalle nuove ambizioni. Una parte del merito è sempre di Mourinho che gli ha parlato, lo ha rassicurato, gli ha spiegato di considerarlo ancora molto importante per la Roma. Ma il resto viene dalla ritrovata leggerezza del calciatore. Leggerezza in senso fisico, perché dopo aver fortificato la massa muscolare ha perso 4 chili guadagnando in agilità, e soprattutto in senso psicologico. Superata la paura di nuovi incidenti alle ginocchia, Zaniolo ha ricominciato a spazzare via i difensori in progressione. Lo Shakhtar non era un test molto probante dal punto di vista tecnico ma è servito a lui per rinforzare l’autostima. E l’esultanza indirizzata alla Curva Sud, che lo aveva coccolato per tutta la partita, sembrava un patto virtuale: se mi volete così bene io resto qui. Sospeso tra una società che sarebbe disposta a venderlo e altre due che non hanno i soldi per comprarlo, Zaniolo si sta adattando al principio del qui e ora. Se continuerà a giocare così, anche nell’abbondanza che Mourinho ha voluto nel cucinare l’attacco della Roma, sarà un altro grande acquisto per la nuova stagione. Ripartendo dal gol di Tirana, che anche domenica Zaniolo ha voluto ricordare entrando in campo sulle note del coro dei tifosi: La Roma sì e il Feye no. Che lo spettacolo abbia inizio.

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