Candreva esclusivo: "Rinato alla Samp, Lazio nel cuore. Mancini, ci sono"

Il centrocampista doriano è tornato ad esprimersi al top con 6 gol e 6 assist. Ora aspetta i biancocelesti a Marassi in una partita delicatissima che suona come un bivio
Candreva esclusivo: "Rinato alla Samp, Lazio nel cuore. Mancini, ci sono"© Getty Images
Fabrizio Patania
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Albaro, non troppo distante dalla spiaggia di Boccadasse, e la Samp gli hanno restituito cambio di passo, velocità, divertimento. «Abito a cento metri dal lungomare. Anche quando il tempo è brutto, ti viene da sorridere». La facilità di calcio di Antonio Candreva è la solita, impressionante. Mette il pallone dove vuole. Alle 10,30 di mattina, dopo i massaggi nello spogliatoio di Bogliasco e in attesa del penultimo allenamento verso la partita con la Lazio, via zoom resterebbe collegato a parlare per altre due ore.

Sei gol e sei assist. Candreva vola, rigenerato dalla Samp. Divertimento, passione, condizione: cosa fa la differenza?

«Sono contento del mio rendimento, un po’ meno pensando alla squadra. Sei felice quando si raggiungono gli obiettivi comuni. C’è stata qualche difficoltà, sinora siamo stati discontinui. La passione per il calcio è immensa. L’entusiasmo mi fa andare avanti. E qui ci sono le condizioni per esprimersi bene. Sono arrivato a Genova, un anno fa, venendo da una stagione particolare. La finale di Europa League a fine agosto, sono andato via dall’Inter al termine di un mercato chiuso il 5 ottobre. Tutto di corsa, senza ritiro estivo. Nella seconda metà del campionato, io e la Samp siamo venuti fuori meglio, chiudendo al nono posto con 52 punti. Ora siamo altalenanti, ma abbiamo tutte le capacità per ripeterci».

L’ultima partita azzurra di Candreva risale al marzo 2018 a Wembley con l’Inghilterra. Tridente con Immobile e Insigne, staffetta con Chiesa. Quante coincidenze. Ci ha pensato guardando la finale dell’Europeo?

«Ricordo quella partita. Era il periodo di transizione con Di Biagio, dopo un paio di mesi sarebbe arrivato Mancini per aprire un nuovo ciclo. L’Europeo l’ho seguito da tifoso e sono goglioso della Nazionale. Torneo super, complimenti. Tutti ci siamo divertiti a vedere gli azzurri. Si è riassaporata la voglia di Nazionale. Wembley, visto dall’interno con 80 mila spettatori, è uno stadio fantastico. Vincere in casa dell’Inghilterra è stato ancora più bello».

Ha pensato, anche per un solo istante, ci sarei potuto essere...

«Ma no. E’ stato bello guardarli e tifare. Un gruppo giovane, stanno facendo bene. Si stanno imponendo nei loro ruoli e in Nazionale. Sono un vecchietto e quindi...».

Per il modo in cui sta giocando, anche a 34 anni, non sembra. Se Mancini chiamasse?

«Direi sì. Sarei onorato e orgoglioso di far parte di un gruppo che ha vinto l’Europeo, indossando di nuovo una maglia gloriosa. E’ la nostra Nazionale. Siamo tutti un blocco unico quando scende in campo».

Alla Lazio il passaggio chiave della carriera, quando Reja inventò Candreva all’ala destra.

«Grande Edy. Mi ha voluto bene sin dall’inizio. Ha creduto in me dopo un impatto complicato dal punto di vista ambientale e in campo. Ero giovane, avevo 24 anni. Reja mi trasmetteva tranquillità e mi toglieva pressioni anche se le cose non erano iniziate bene. Poi è stata fondamentale l’idea di collocarmi sulla fascia destra, dov’è iniziato il mio vero percorso». 

Immobile da neutralizzare a Marassi. Non è assurdo discuterlo in Nazionale?

«Domani sarà il pericolo numero uno, ma nella Lazio ci sono anche altri giocatori forti. Mi sembra una follia discutere Ciro, non solo per i gol. Non ho parole. La gente sottovaluta il suo lavoro. Pressa, attacca la profondità 750 mila volte. Boh. E’ impensabile criticare un centravanti da 30 gol a stagione».

Ritroverà Felipe Anderson. Partite stellari e pause inspiegabili: perché?

«Gli dirò bentornato. Ha fatto la scelta giusta, rientrando in Italia e soprattutto alla Lazio. E’ un ragazzo in gamba, positivo, sensibile. Secondo me deve credere di più in se stesso, possiede qualità importanti, le ha già fatte vedere. Deve trovare maggiore continuità, gli manca solo quella per il salto di qualità».

Tutta l'intervista sull’edizione del Corriere dello Sport – Stadio

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