© LAPRESSE Berardi, intervista esclusiva: "Il salto? Oggi sono pronto. Per il sì a un top club bisogna essere in tre"
Mimmo, ho fatto una cazzata. L’intervista che inseguivo comincia con un’ammissione. «Quale?». Ti ho venduto al Fantacalcio, ma sono ancora in tempo per rimediare. «Hai fatto bene. Pensa che io non sono nemmeno riuscito a comprarmi. Avevo a disposizione 100 crediti e ne valevo 106».
Nonostante gli infortuni?
«Mi hanno dato fiducia».
Mi sto convincendo che rimarrai a Sassuolo fino al 2050.
«Devo rubare altri tre anni». Ride.
Rubare?
«Non ho mai rubato e credo che qui lo sappiano».
Lo sanno, sì. Sei diventato un must delle nostre estati: dove andrà Berardi? Lo cerca questo, lo cerca quello e alla fine resti a Sassuolo. Mimmo il Bello di Torriglia, tutti lo vogliono e nessuno lo piglia.
«Un’abitudine, ecco cosa sono diventato».
Per spiegare i tuoi no c’è stato anche chi ha azzardato interpretazioni psicoanalitiche: «Non ama lasciare il certo per l’incerto, è un calabrese chiuso, refrattario ai cambiamenti. Lo spaventano».
«Sono a Sassuolo da quindici anni, nei primi non mi sentivo pronto a lasciare. Negli ultimi cinque o sei ho spinto per andare via».
Ma...
«Bisogna essere in tre ed è sempre mancato uno dei tre».
C’è stato un momento in cui ti sei sentito effettivamente in uscita?
«Sono sincero, sì. Prima di farmi male avevo trovato l’accordo con un grande club, le soluzioni erano state individuate. Tutte. Ma non chiedermi quale, tanto non te lo dico».
Era a strisce?
«A strisce. Mi è dispiaciuto non poter fare la Champions, non poter giocare per gli obiettivi più alti. La Champions è qualcosa che vorrei provare da sempre».
Sei ancora in tempo.
«Passai un mese un po’ così, tra l’arrabbiato e il deluso. Prevalse la gratitudine nei confronti di questo club del quale mi sento e mi fanno sentire la bandiera. Non sono Totti, ma è ugualmente bello e importante».
In che senso non sei Totti?
«Sassuolo non è Roma, è una questione di dimensioni non solo calcistiche. La Roma è un top club».
Gasperini potrebbe leggere l’intervista, hai visto mai?
Sorride. «Non so se ho il fisico per reggerlo».
