Il bambino che piange con Aquilani, la sfuriata di Iemmello ad agosto e tanto bel gioco: perché il Catanzaro è stato più di una favola
Si potrebbe - banalmente - ridurre tutto a: "Liberali, classe 2007, lasciato dal Milan, ha sfiorato la Serie A col Catanzaro". Vero, Liberali è un gioiellino e ha ragione il suo allenatore quando dice che meriterebbe la Nazionale. Ma il racconto di una squadra che, partita tra mille difficoltà, tanti pareggi e altrettanto scetticismo, non si può limitare solo a questo. Il racconto del Catanzaro di Aquilani, che nei fatti ha sbagliato solo un quarto d'ora nella finale playoff con il Monza, è anche tanto altro. È il racconto di un gruppo granitico, compatto intorno a società (su tutti il ds Polito), allenatore e tifosi. È il racconto di chi non ha mai cercato alibi. Anche ieri sera, quando ad Aquilani è stato chiesto un giudizio sulla crudeltà del regolamento (a parità di risultato, 0-2, promosso il Monza meglio piazzato in campionato), Alberto ha sorriso e ha giustamente ammesso che i brianzoli, arrivati davanti in classifica di 17 punti "avrebbero meritato la promozione già prima". Il Catanzaro è una squadra con tanti italiani, che è al terzo playoff ma mai era stata così vicina alla Serie A, che pure manca da oltre quarant'anni, guidata da un giovane allenatore (è nato il 7 luglio 1984) che della discrezione ha fatto uno stile di vita e di lavoro. Meno "mediatico" di altri, ma capace di far giocare bene la sua squadra con tanti guizzi offensivi di qualità, Aquilani da ragazzo non era così sicuro di voler allenare. E invece, quando ha smesso, ha deciso: "Ci voglio provare". Lontano dai riflettori, come lontana dai riflettori è la sua vita privata: ha una compagna, Francesca, due figlie (Aurora e Diamante), nate dal matrimonio con l'attrice Michela Quattrociocche. Il loro divorzio è stato annunciato con una storia Instagram: mai una parola, una frase fuori posto, una polemica. Merce rara. Questo ha consentito ad Aquilani di dedicarsi solo al calcio: il pupillo di Joe Barone si è fatto le ossa nelle giovanili della Fiorentina, poi ha allenato il Pisa in B e, dopo averlo salvato, è andato via. Il progetto non lo convinceva e lui non convinceva fino in fondo la società. Si è preso un anno di riposo, si è aggiornato, ha studiato e viaggiato. A Catanzaro ha detto sì in poche ore, l'avvio, come detto, non è stato facile. Iemmello, leader e capitano, dopo il pareggio contro il Sudtirol, sbottò in conferenza: "Sono stufo, dobbiamo tutti alzare l'asticella". Era agosto. L'asticella l'hanno alzata. E anche tanto.
Catanzaro, i protagonisti da Cissé a Petriccione
Merito, fino a febbraio, di un altro gioiello: Alphadjo Cissè, 19 anni, sei gol. Di Treviso, era del Verona: lo ha preso il Milan, decidendo di lasciarlo fino al termine della stagione, nelle mani di Aquilani. Brutto infortunio muscolare e stagione finita. Si rompe il tendine dell'adduttore, operazione in Finlandia, arrivederci all'anno prossimo. Il Catanzaro si riorganizza, Liberali esplode, Aquilani e i suoi giocatori diventano un blocco di marmo. In porta c'è Pigliacelli, ex Roma e tanti in giro per l'Italia, così come l'esterno D'Alessandro, presenza fondamentale in campo e nello spogliatoio. Alberto è stato bravo a far convivere giocatori esperti e giovani come Fabio Rispoli o l'italo-brasiliano Felipe Jack, in prestito dal Como. Chi ha fatto cose straordinarie è Filippo Pittarello, ex Cittadella, così come Jacopo Petriccione, che ha giocato tanto e bene. I paragoni illustri del "piccolo Modric" appartegono al passato, il presente, a 31 anni, non è mai stato così bello. E poi, ancora: Brighenti, spesso capitano, 37 anni, leader vero, e Favasuli, che Aquilani aveva avuto già alla Primavera della Fiorentina e ora andrà in Nazionale maggiore per queste due amichevoli. È mancato solo l'acuto finale ma non sempre le favole hanno il lieto fine. Lo ha capito quel bambino in lacrime al fischio finale. Lo ha consolato Aquilani, chissà se sarà bastato.
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