Benevento
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La leggenda della Strega

                                             

La leggenda della Strega
© Getty Images for Lega Serie B

Nella città dove tutto è mito, mistero e magia, c’è una nuova leggenda da tramandare di padre in figlio. Ci sono squadre che vincono, e non sono molte. E ci sono squadre che invece scrivono la Storia, e sono ancora meno: il Benevento di Pippo Inzaghi da ieri sera ha il suo posto in questo circolo esclusivo, dove solo i grandi possono accomodarsi. Due anni fa, invitando sotto la curva una squadra già retrocessa ma mai doma, il popolo giallorosso aveva salutato la Serie A dopo la sua prima, storica apparizione. Ci torna, due anni dopo, di prepotenza, esaltandosi con le imprese di un Benevento perfetto, mai appagato, che ha alimentato la sua voracità un successo dopo l’altro: più vinceva, più aveva voglia di continuare a farlo, pur avendo stravinto il campionato già a Natale. La banda di Superpippo ha frantumato record e minato nel profondo l’autostima degli avversari: ha giocato davvero un torneo a parte.

Le bandiere sarebbero tornate a sventolare, aveva promesso il presidente Vigorito dandosi tre anni di tempo per una nuova scalata. Ha fatto più in fretta: la delusione patita ai playo? un anno fa ha fatto scattare qualcosa in chi è rimasto, e quella voglia di rivincita, personale e collettiva, si è intrecciata con i destini di chi è arrivato in questo gruppo. Il ds Foggia ha tradotto le linee guida della proprietà (crescere senza ricostruire tutto daccapo) in un mercato intelligente e mirato, con il retrogusto dolcissimo di clamorse operazioni a parametro zero (Schiattarella, Hetemaj, Kragl). Su questo gruppo Pippo Inzaghi ha cucito un abito su misura, per esaltare le qualità dei singoli in ogni reparto, coniugando solidità e atteggiamento o? ensivo, confermando di avere il crisma del Prescelto chiamato a portare equilibrio nella Forza.

In questi mesi tormentati, il Benevento ha dovuto vincere un’altra partita, quella contro i «prestigiatori» smascherati dal presidente Vigorito, quelli che avrebbero voluto fermare il torneo e cambiare le regole in corsa, quelli che immaginano un calcio “chiuso” e non più piramidale, perché evidentemente nel loro mondo, anche fuori dal terreno di gioco, non è contemplata l’idea di poter progredire, costruendo con coraggio e lavorando con tenacia, proprio come ha fatto questa società. All’abbraccio della sua gente, generoso ma rispettoso di quanto ci sta accadendo intorno, il Benevento risponderà con una carezza che sa di incoraggiamento: anche la città, bellissima e orgogliosamente aggrappata alla sua identità, può iniziare a correre proprio come la sua fantastica squadra.

Bentornata, Strega.

Benevento in A, che Super Pippo!

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