Papu Gomez si ricandida dopo la lunga squalifica per doping: "Incubo finito, sogno Padova in A"

L'argentino: "In tanti sono spariti. Ma ora conta solo il presente. Andreoletti super" 
Roberto Timpini
Roberto Timpini

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Pubblicato il 23.10.2025, 09:49

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L'incubo si è dissolto. E' durato due anni. Un'eternità. Domenica, quando all'Euganeo sbarcherà la Juve Stabia, Papu Gomez potrà tornare in campo. Spetta ad Andreoletti decidere se da titolare o farlo partire dalla panchina. Sempre che il piccolo dolore avvertito in allenamento non suoni come un allarme. «In allenamento - conferma Gomez - ho avvertito un piccolo fastidio. Non mi resta che aspettare gli esami e sperare che non sia nulla di grave». 
 
Si sente un osservato speciale?
 
«Non mi sento sotto pressione. Piuttosto avverto la responsabilità della maglia. So che sto rappresentando questa città a livello mondiale. Provo una grande gioia nell'indossare questa maglia. Spero di farlo per anni». 
 
Chi l'ha convinta a tornare in Italia e proprio a Padova? 

«Il primo a convincermi è stato il direttore Mirabelli. Avevo ricevuto offerte dall'Argentina e dagli Emirati Arabi ma volevo tornare in campo a certi livelli. Del resto in Italia mi sono trovato e mi trovo molto bene. Padova per me è una bella sfida. Vorrei riportare questa squadra in A». 
 
Due anni infernali?
 
«I primi mesi della squalifica sono stati infernali. I giorni non passavano mai. Non sapevo cosa fare. Un po' alla volta però sono riuscito a trasformare la rabbia in voglia di tornare a giocare. Ho pensato al mio ritorno in campo o di ritirarmi, ma solo quando avrei deciso io». 

Ti senti l'uomo in più? 

«Mi sento un giocatore del Padova. I compagni hanno dimostrato di sapere farsi valere anche senza di me. Mi piace la mentalità vincente. Che si voglia sempre dare il massimo». 

Difficile farsi guidare da un allenatore giovane? 

«Non mi era mai capitato di essere più vecchio del mister. Andreoletti però è un giovane tecnico promettente. Mi piacciono i suoi allenamenti e mi piace come lavora lo staff. Insieme possiamo fare molto bene»
 
Cosa può dare al Padova? 

«Posso metterci l'esperienza maturata in tutti gli anni ad alto livello. Ho l'ambizione di portare il Padova più su possibile». 
 
Come si vivono due anni senza calcio? 

«Imparando, molto. In alcune circostanza mi sono sentito solo nonostante la famiglia. Molte persone sono sparite. Quando sei un campione ci sono tutti. Nei momenti difficili non è sempre così. Ho imparato a vivere il presente. Un calciatore non deve vivere solo di passato e futuro». 

In che ruolo tornerà a giocare? 

«Devo entrare nel gioco che Andreoletti ha dato alla squadra. Posso giocare a centrocampo o sulla trequarti. Non ha importanza. All'occorrenza posso dare una mano in difesa. Giocherò dove ho sempre giocato». 
 
Il suo obiettivo? 

«In A col Padova. Non sono venuto qui per stare seduto e ammirare la città. E non vendo fumo». 

 

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