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L'inchiesta: Ferrara vola, Spal da impazzire

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Mattioli: siamo l’unica squadra tutta italiana di A e B. Stadio pieno, tifosi in delirio: torneremo dove meritiamo

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dal nostro inviato Xavier Jacobelli

sabato 12 novembre 2016 10:39

FERRARA - Il presidente della Spal arriva al Centro Sportivo di via Copparo alle otto del mattino e va via alle otto della sera. Il presidente della Spal ha cominciato a giocare a pallone a 13 anni, nel Voghiera (con la “i” fra la “h” e la “e”, da non confondersi con Voghera). Il presidente della Spal era un mancino che indossava la numero 10 e segnava soprattutto tirando le punizioni a foglia morta, come Mariolino Corso, ma si è fermato alla Terza Categoria. Perchè, raccontano, il presidente della Spal che, all’epoca di nome faceva Paolo Mazza, lo scartò non una, ma due, tre, cinque volte. Il presidente della Spal di oggi si chiama Walter Mattioli, ha 64 anni e, sino a quando ne ebbe diciotto e non cominciò a giocare la domenica, non si perdeva una partita a Ferrara. Pasetti, Bosdaves, Pezzato erano i suoi idoli.

NON CI POSSO CREDERE - Il presidente della Spal è stato per venticinque anni il presidente della Giacomense. Tutto si tiene, nella vita. Basta saper aspettare. Il presidente della Spal ti viene incontro, sul nuovo campo sintetico del Centro Sportivo, rammodernato in estate a spese del club che ha sborsato un milione di euro per i lavori. Si siede in panchina e piacevolmente ti travolge, raccontandoti la sua storia. Che non è una favola, ma l’avventura di un gruppo di spallini pronti a tutto, pur di non rimanere senza niente. Ché questo sarebbe accaduto, se la Spal non fosse stata salvata dai Colombarini. Mattioli ha l’aria felice di chi coglie l’attimo ogni giorno e assapora la soddisfazione per ciò che fa e per ciò che di nuovo ha. La Spal. Sembra quasi ti dica: non ci posso credere, sebbene sappia bene che sia tutto vero. La squadra in piena zona playoff, i tifosi che riempiono lo stadio, il centro sportivo che diventa sempre più funzionale, il nuovo impianto d’illuminazione che consente gli allenamenti in notturna, i ragazzi delle giovanili che si allenano accanto alla prima squadra, i giovani dirigenti del settore tecnico e della comunicazione che entrano ed escono indaffarati dall’impianto, mentre Mattioli spiega al Corriere dello Sport-Stadio come tutto sia stato possibile.

DUE FALLIMENTI - «I Colombarini sono stati magnifici. Tre anni fa, la situazione era precipitata. Sembrava non ci fosse altra via d’uscita che la scomparsa della Spal, dopo il secondo fallimento in sette anni. La scomparsa, capisce? La fine di una società fondata nel 1907, con 21 campionati in serie A, campioni del calibro di Capello, Bagnoli, Reja, Massei consegnati alla storia del nostro calcio. Poi sono arrivati loro, i Colombarini, padre e figli: hanno gettato le basi della rifondazione. E, tutti noi che li abbiamo seguiti, abbiamo giurato a noi stessi: mai più problemi economici, mai più scandali, mai più oltraggi alla Polisportiva Ars et Labor. Mai più».

ORGOGLIO ITALIANO - Mattioli è un fiume in piena. «Siamo l’unica squadra di A e B che abbia una rosa tutta italiana. Dietro di noi abbiamo un popolo: ha sofferto nel limbo della terza serie, ha visto sprofondare la squadra fra i dilettanti, ha temuto di sparire. Lo sa che cosa si dice a Ferrara quando c’è la partita? A Ferrara non si dice: vado allo stadio. Si dice: vado alla Spal. In tre parole le ho spiegato quale sia il legame fra la squadra e la sua gente. Grazie al web, dall’estero riceviamo post commoventi, mi creda. Tifosi che, nonostante vivano lontano, non smettono di seguirci e sono in preda a un entusiasmo che traspare da ogni loro parola. Il nuovo corso ha trasmesso agli spallini una certezza: siamo persone serie che fanno tutto seriamente. Martedì abbiamo aperto la biglietteria per la partita con il Brescia: giovedì sapevamo già che tutti i posti a disposizione erano esauriti. E qui tutti pagano il biglietto o l’abbonamento: a cominciare dal sindaco e dagli assessori. Il progetto di ammodernamento e ampliamento dello stadio costituisce un ulteriore stimolo per fare bene».

«STUDIATE» - Passano i ragazzi del vivaio. Sono educati, gentili, rispettosi. «Adesso le dico una cosa. Da noi vige una regola precisa: se non studi, non giochi. Prima viene la formazione dell’individuo e poi il calcio. La Spal tiene enormemente al profitto scolastico dei suoi ragazzi, così come incrementa le attività solidali che rafforzano il legame del club con il territorio della città e della provincia. Sosteniamo l’Associazione Giulia che assiste i bimbi ricoverati in oncologia; l’Ado, associazione dei donatori di organi. I nostri giocatori vanno spesso nelle scuole per incontrare gli studenti e dibattere di fair play, rispetto, sportività. Anche questo è Spal».

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