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Kleinheisler, festa con l'Ungheria: ecco l'Europeo dopo 44 anni

Kleinheisler, festa con l'Ungheria: ecco l'Europeo dopo 44 anni
© EPA

E' un centrocampista di fascia, ha ventuno anni, gioca nel Videoton ed è stato uno dei protagonisti della qualificazione della nazionale ungherese a Francia 2016: suo il gol della vittoria nell'andata del play-off con la Norvegia. Ha il contratto in scadenza il prossimo 30 giugno.

 Stefano Chioffi

lunedì 16 novembre 2015 17:51

ROMA - In porta giocava Grosics, lo stopper era Lorant, mentre i terzini erano Buzanszksy e Lantos. La regia veniva affidata a Bozsik: organizzazione, forza nei contrasti, ritmo. Si muoveva davanti alla difesa con Zakarias, generosità e chilometri da macinare. Gli esterni erano Budai II (oppure Toth) e il mancino Czibor. Hidegkuti era un centravanti arretrato, un finto nove, un trequartista che colorava l’azione e arrivava al tiro. Ma il faraone di quell’Ungheria era Puskas, immenso nella sua genialità, e affiancato da un altro artista, l’attaccante Kocsis, il più grande colpitore di testa della storia. Una squadra che ha scandito un’epoca, sfiorando la medaglia d’oro al Mondiale del 1954: due gol in otto minuti nella finale di Berna contro la Germania Ovest, il graffio di Puskas e il raddoppio di Czibor, i tedeschi in bambola, poi il corto circuito e la sconfitta per 3-2 con i gol in rimonta di Morlock e Rahn (doppietta). 

LA LEZIONE - Era un’Ungheria piena di risorse, in campo si disponeva con il “WM”, un 3-2-2-3, il modulo più in voga in quel periodo, simbolo di rinnovamento e modernità. Ha fatto scuola e continua a vivere negli almanacchi del calcio: in patria veniva chiamata “Aranycsapat”, “la squadra d’oro”. Fu inventata e modellata dal ct Gusztav Sebes, un ex centromediano dell’Mtk Budapest: era lui la mente. A distanza di oltre mezzo secolo, di sessantuno anni, l’Ungheria di Sebes continua a conservare un fascino speciale. E la qualificazione all’Europeo del 2016, centrata ieri sera dalla nazionale attuale di Bernd Storck, passaporto tedesco, ha restituito un po’ di luce alla scuola danubiana. Dallo splendore al buio, dalle lezioni di calcio (27 gol al Mondiale del 1954 in Svizzera, un record che resiste ancora) a un lento declino. Fino al lampo del play-off contro la Norvegia: la vittoria per 1-0 a Oslo e il 2-1 a Budapest per uscire dal tunnel. 

LA NUOVA GENERAZIONE - L’Ungheria non ha più la ricchezza di Puskas e Kocsic, di Czibor e Hidegkuti, ma è stata in grado lo stesso di riaccendere l’entusiasmo della sua gente. Grinta, orgoglio, generosità, applicazione, i gol del centravanti Tamas Priskin, un contratto con il Gyori Eto, e le parate di Gabor Kiraly, trentanove anni, un metro e 90, che indossa la maglia dell’Haladas. La nuova Ungheria, meno aristocratica e più proletaria, tornerà a giocare la fase finale di un Europeo dopo 44 anni: era assente dal 1972, in Belgio, quando si piazzò al quarto posto. Ed era scomparsa dai radar del calcio d’elite dal 1986, quando partecipò per l’ultima volta al Mondiale in Messico.

UN CT TEDESCO - La rinascita è stata pilotata dal ct Bernd Storck, tedesco, ex difensore del Bochum, una carriera da allenatore con la valigia: assistente in Germania (Hertha, Wolfsburg e Borussia Dortmund), vice anche in Serbia (Partizan Belgrado), poi il viaggio in Kazakistan per guidare l’Under 21 e la nazionale maggiore, l’esperienza in Grecia (sulla panchiana della Primavera dell’Olympiacos) e ora in Ungheria, dove è passato dalla selezione all’Under 20 alla qualificazione all’Europeo. Ha cinquantadue anni, era stato nominato ct ad interim dalla federazione prima di firmare un’impresa storica. Il modulo preferito? Il 4-2-3-1. Tra le sue mosse vincenti c’è stata anche quella di lanciare, nell’andata del play-off con la Norvegia, un debuttante che ha spostato gli equilibri della sfida. Si chiama Laszlo Kleinheisler, è un centrocampista di fascia sinistra, piccolo (un metro e 70), veloce, pronto a dettare legge con le sue accelerazioni. 

LA NOVITA’ - Fantasia, temperamento, resistenza: suo il gol della vittoria a Oslo. E’ stato lui, Kleinheisler, a regalare autostima all’Ungheria, che partiva sfavorita  nei pronostici. E’ un’ala. è ambidestro, ha ventuno anni, è nato l’8 aprile del 1994 a Mor, provincia di Fejer, ha un contratto in scadenza il prossimo 30 giugno con il Videoton ed è una scoperta di Storck. Dopo la rete alla Norvegia, Kleinheisler ha cominciato a correre verso la panchina per abbracciare il ct. Affetto e riconoscenza. Un esterno completo, perché attacca e difende, inventa e si sacrifica, tampona e riparte. E’ cresciuto nel Videoton, ha giocato anche nell’Akademia Puskas, ha segnato quattro gol in quarantadue partite di campionato e ha confezionato dieci assist. E’ un po’ l’immagine della nuova Ungheria: dedizione, altruismo, qualità e sostanza. Dal Videoton (dove ha fatto tappa anche il tecnico portoghese Paulo Sousa) all’Europeo in Francia: il sogno di Kleinheisler è appena sbocciato.

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