Neuhaus: ecco il tesoro del Borussia Mönchengladbach, primo in Bundesliga dopo 8 anni
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Neuhaus: ecco il tesoro del Borussia Mönchengladbach, primo in Bundesliga dopo 8 anni

Mezzala o regista, classe 1997, tedesco: ha un contratto fino al 2021, è cresciuto nel Monaco 1860 ed è il grande rimpianto del Bayern. E’ considerato l’erede di Toni Kroos e si è imposto nell’ex club di Gunter Netzer e Udo Lattek, che non vince il titolo dal 1977

ROMA - A fare tendenza non era solo l’Ajax di Rinus Michels (ex maestro di ginnastica), Stefan Kovacs e Johan Cruyff con la modernità dei suoi allenamenti da marines e di un sistema di gioco ragionato ma dai ritmi estremi, sempre elettrico, “snel als de wind” (veloce come il vento), dove l’interpretazione degli schemi e dei ruoli sublimava un equilibrio tra sovranità del gruppo e libertà individuale, integralismo tattico e strappi di creatività, disciplina e autogestione. “Total-voetbal”, calcio totale, il marchio olandese. Ma mezzo secolo fa, dalla fine degli anni 60 all’inizio degli anni 70, l’altra testimonianza di un cambiamento radicale proveniva dalla Germania, dal Borussia Mönchengladbach, in grado di coniugare l’eleganza di Günter Netzer e la corsa di Berti Vogts, la razionalità di Rainer Bonhof e il pressing di Ulrich Stielike, la potenza di Jupp Heynckes e la rapidità di Allan Simonsen, il primo e unico danese a vincere il Pallone d’Oro. Ha segnato un’epoca, quella squadra, costruita in panchina da Hennes Weisweiler e perfezionata in seguito da Udo Lattek, l’unico allenatore - insieme con Giovanni Trapattoni - ad aver vinto la Coppa dei Campioni, la Coppa delle Coppe e la Coppa Uefa.

IL RISVEGLIO - C’era una volta un Borussia Mönchengladbach che faceva scuola, quasi come l’Ajax. Un club che ha conosciuto gloria e polvere, un grafico da montagne russe più estreme, persino una retrocessione nella Zweite Liga, la serie B tedesca, nel 2007. Ma ha continuato a conservare il fascino di una tradizione nobile. E ora che è in testa alla Bundesliga, alla settima giornata, a distanza di otto anni dall’ultima volta, il Borussia Mönchengladbach (prossimo avversario della Roma nel girone di Europa League) torna a essere un fenomeno da studiare in Germania, dove il Bayern si è portato a casa gli ultimi sette titoli.

I NUMERISedici punti, cinque vittorie, un pareggio, una sconfitta (in casa con il Lipsia), quindici gol realizzati e sei subiti, migliore partenza negli ultimi 43 anni: il sorpasso suo Bayern è avvenuto domenica, dopo il 5-1 all’Augsburg, una partita a senso (9 tiri in porta, 63% di possesso palla, 572 passaggi), quarto successo consecutivo in campionato, un 4-2-3-1che Marco Rose (43 anni, ingaggiato in estate dopo i due scudetti con il Salisburgo) ha saputo modellare in tempi brevi, anche se in Europa League il tecnico tedesco ha accusato qualche passaggio a vuoto (come lo 0-4 subito al Borussia Park contro il Wolfsberger). Una rosa di ventinove giocatori, un’età media di 26,3 anni, diciassette stranieri, dieci nazionali, un figlio d’arte (l’attaccante Marcus Thuram, classe 1997, tre gol in Bundesliga). Fantasia e velocità, ma anche un processo di crescita che fa sognare i 51.000 spettatori che seguono in media la squadra a Mönchengladbach, dove il quinto e ultimo titolo è stato festeggiato nel 1977 con Udo Lattek in panchina.

IL MIX PERFETTO - Dai quattro gol del francese Alassane Plea (1993), che era la riserva di Mario Balotelli nel Nizza, ai tre gol dello svizzero Breel Embolo (1997), fino alla doppietta dell’ala destro Patrick Hermann (1991) contro l’Augsburg. Tante soluzioni, una manovra che si sviluppa sulle fasce, grazie alla spinta a destra dell’austriaco Stefan Lainer (1992, allenato da Rose già nel Salisburgo) e a sinistra dell’algerino Ramy Bensebaini (1995). Organizzazione ed equilibrio, una difesa guidata dai centrali Tony Jantschke (1990) e Matthias Ginter (1994), un portiere esperto (Yann Sommer, 1988, capitano, passaporto svizzero), due mediani che garantiscono sostanza e geometrie come Christoph Kramer (1991) e Denis Zakaria (1996, scoperto nello Young Boys).

IL MODELLO E’ KROOSIn questa squadra che prova a spezzare il dominio del Bayern si sta imponendo anche Florian Neuhaus, mezzala, ventidue anni, uno dei nuovi tesori della Bundesliga, sei presenze e un gol in campionato all’Hoffenheim, titolare nella Germania Under 21, una medaglia d’argento all’Europeo di categoria con la nazionale di Stefan Kuntz, sconfitta in finale dalla Spagna di Fabian Ruiz e Ceballos. Disegna il gioco, ma si sacrifica anche in copertura: un metro e 84, uno stile brillante, 74 chili. E’ nato a Landsberg am Lech il 16 marzodel 1997, era la promessa della scuola-calcio del Monaco 1860, pronto a soffiarlo da bambino (a dieci anni) ai dirigenti del Bayern. Il Borussia Mönchengladbach lo ha ingaggiato nel 2017 riconoscendo al Monaco 1860 un premio di valorizzazione di 250.000 euro. Lo ha girato subito in prestito al Fortuna Düsseldorf (sei gol e tre assist nella Zweite Liga) e nel 2018 lo ha riportato a casa. Neuhaus ha un contratto fino al 2021, vale già venticinque milioni. Nella sua prima stagione da titolare in Bundesliga, nel 2018-19, ha raccolto elogi e applausi: trentatré partite, quattro reti, dieci assist, 284 passaggi, la stima del ct Joachim Löw, orientato a convocarlo presto. Ricorda Toni Kroos, uno degli assi del Real Madrid. E’ il suo idolo, il suo modello, anche se da piccolo aveva in camera il poster di Mesut Özil.

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