Ci manca solo chi segna
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Ci manca solo chi segna

Per un’ora non sembrava una nazionale, ma una grande squadra da Champions. Palleggio tipo Manchester City o Barcellona, recupero della palla altissimo tipo Chelsea (che fa l’Europa League, ma è per dare l’idea) o Juventus (quella dell’Old Trafford), pensiero collettivo indirizzato esclusivamente all’attacco. Una squadra così ti trascina. Il problema è che se abbiamo ripreso ad amoreggiare col gioco, non riusciamo a fare amicizia col gol. In quei 60 minuti, al Portogallo abbiamo fatto una capoccia così, lo abbiamo stordito fin dai primi minuti e spinto sempre più indietro, abbiamo fatto giocare 10 campioni d’Europa negli ultimi 30 metri, solo nel primo tempo abbiamo avuto quattro occasioni ma non abbiamo segnato, a inizio ripresa altre due, idem.

Mancini aveva schierato Immobile solo per questa ragione, per fare questo cavolo di gol. Sapeva bene che le triangolazioni strette condotte da Verratti e Jorginho non sono materia per Ciro, ma sperava nei suoi guizzi in area. Immobile ha avuto due palloni che poteva/doveva mettere in rete e li ha sbagliati.

Ma questa è un’Italia che piace, che diverte e si diverte, che ama giocare, che cerca la qualità e la trova. Non ha bisogno del fisico per imporsi. Abbiamo il centrocampo più basso d’Europa, ma il Portogallo di quel gigante di William Carvalho ha cominciato a vedere la palla a ripresa inoltrata. Non solo, il trio che produceva il gioco era formato da Insigne, Verratti e Jorginho, piccoli o piccolissimi artisti del tocco di prima.

La strada è giusta. Non è ampia, non è ancora ben levigata, però dopo Ucraina e Polonia, questa è la terza partita in cui gli azzurri e il loro ct meritano applausi. Tornando indietro negli anni, fatichiamo a trovare tre partite di fila con questa continuità di gioco. Potevamo fare meglio, certo, potevamo vincere e lo avremmo meritato, ma ora l’operazione-ripartenza è completata, ora abbiamo un’idea chiara, una base certa che si chiama gioco. Abbiamo bisogno di trovare un cannoniere, ci proverà Belotti in futuro, ci riproverà Immobile se Mancini gli concederà un’altra chance. O magari il problema sarà risolto da Insigne.

Abbiamo ancora un po’ di tempo prima dell’inizio delle qualificazioni a Euro 2020. Pensavamo di essere sprofondati in una crisi senza fine e invece ne siamo fuori. Con calma, con fiducia saliremo ancora. Da Bernardini in poi, nessun ct aveva raggiunto da giocatore il livello di qualità di Mancini. Forse non è un caso se proprio la qualità è l’arma di questa Nazionale.

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