Dove cadono le ombre, la recensione del film

Il film di Valeria Pedicini racconta un drammatico capitolo della nostra storia recente: lo sterminio di duemila bambini jenisch
Dove cadono le ombre, la recensione del film

Dove cadono le ombre è un lungo cammino attraverso il passato. E' il racconto di una tragedia storica colpevolmente dimenticata che la regista Valeria Pedicini riesuma dalla polvere. E' la storia della drammatica persecuzione di 2000 bambini di etnia jenisch portati via tra il 1926 e il 1986 dalle loro famiglie e internati in ospedali psichiatrici e orfanotrofi trasformati in prigioni di massa in Svizzera. Su queste piccole anime innocenti (terza etnia mondiale dopo rom e sinti) sono stati condotti esperimenti scientifici brutali nell'insano intento di estirpare il fenomeno del nomadismo. Nella sua ricostruzione storica la Pedicini si è fatta ispirare dalla figura della poetessa Mariella Mehr, una delle vittime di questa atroce e inumana parentesi storica. In realtà di questo genocidio ci sono pochi documenti, molto è tramandato a voce o attraverso testimonianze dirette.

Il merito della regista è stato quello di aver costruito una storia drammatica provando a ripartire da zero, una storia solo apparentemente fredda nella quale piano piano affiora il tema centrale, un poco alla volta.Il racconto vede come protagonista, Anna (una bravissima Federca Rosellini), la responsabile di una casa di riposo per anziani che un giorno si ritrova davanti come ospite dell'istituto l'anziana ex medico, Gertrud (Elena Cotta), proprio colei che tanti anni prima la utilizzò come cavia per i suoi esperimenti. I ruoli sono capovolti adesso. Eppure nella donna jenisch non c'è voglia di rivalza, non c'è alcuna vendetta, soltanto la voglia di capire i motivi che spinsero Gertrud a compiere su di lei simili atrocità. L'istituto diventa una sorta di prigione nella quale il tempo si dilata e i protagonisti al massimo guardano fuori dalla finestra, verso il giardino, cercano tracce di un passato ancora fresco. Anna in questo gioco mentale ha un unico amico dalla sua parte e anche unico testimone di ciò che da ragazza provò: Hans. La storia di Dove cadono le ombre va a singhiozzo, a volte è lucida e spietata con il racconto che si fa poesia, altre volte si perde in dialoghi troppo lenti e cupi. Il risultato finale però è convincente, nonostante tutto.

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