Il ritorno di Mary Poppins, la recensione del film con Emily Blunt
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Il ritorno di Mary Poppins, la recensione del film con Emily Blunt

Il film Disney vede protagonista, al finaco della Blunt, anche la stella di Broadway, Lin-Manuel Miranda.

Dopo 54 anni, torna al cinema la tata magica inventata dalla signora Pamela Travers. La Disney si affida a Emily Blunt per interpretare il personaggio in Il Ritorno di Mary Poppins, al fianco di Lin-Manuel Miranda, Ben Whishaw e Emily Mortimer.

Diretto dal regista candidato all’Oscar e all’Emmy Rob Marshall e interpretato da Emily Blunt nel ruolo dell’iconica tata “praticamente perfetta”, Il Ritorno di Mary Poppins è ambientato a Londra durante la Grande Depressione degli anni ‘30, ventiquattro anni dopo gli eventi del film originale. Michael Banks lavora nella stessa banca in cui lavorava suo padre e vive ancora al numero 17 di Viale dei Ciliegi con i suoi tre figli Annabel, Georgie e John e la domestica Ellen. Proseguendo la tradizione inaugurata dalla loro madre, Jane Banks combatte per i diritti dei lavoratori e aiuta la famiglia di Michael. Quando la famiglia subisce una perdita personale, Mary Poppins ritorna magicamente nella vita dei Banks e, con l’aiuto di Jack, li aiuta a ritrovare la gioia di vivere e il senso della meraviglia.

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Il ritorno di Mary Poppins al cinema era stato scongiurato da P. L. Travers, autrice dei romanzi che parlano della tata magica, che, dopo essere rimasta delusa dal primo adattamento di Walt Disney con Julie Andrews, lasciò a testamento che mai e poi mai nessuno avrebbe ritentato l’operazione. Gli eredi della scrittirce però hanno trovato il modo di aggirare la questione legale, visto che a distanza di 54 anni, Il ritorno di Mary Poppins è un film, al cinema dal 20 dicembre, sempre prodotto dalla Casa di Topolino.

Le uniche emozioni autentiche de Il ritorno di Mary Poppins sono quelle regalate dall’apparizione di Mary, in cielo, con i piadi “in prima”, dal ritorno a viale dei Ciliegi 17, dalla vista sotto barba e trucco, dell’occhio vispo di Dick Van Dike, che con un cameo di pochi minuti restituisce brio al finale del film. Tutte emozioni profonde e magiche che hanno soprattutto il gusto della malinconia.

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