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1917, al cinema l'affresco bellico di Sam Mendes

Il film, già vincitore di due Golden Globes, è candidato a 10 premi Oscar ed è il front runner per il premio al Miglior Film

1917, al cinema l'affresco bellico di Sam Mendes

Si appresta ad entrare nella storia del cinema di guerra il nuovo film di Sam Mendes, 1917, che è in sala dal 23 gennaio e che potrebbe conquistare un cospicui numero di premi Oscar il prossimo 23 febbraio. Il film racconta una missione pericolosissima, intrapresa da due soldati dietro alle linee nemiche, nel corso della Prima Guerra Mondiale, in Francia.


Mendes realizza tutto il film come se fosse una sola unica inquadratura, dando grande giustizia non solo alla sua visione di regista, ma anche alla perizia di chi ha lavorato accanto a lui, su tutti Roger Deakins, direttore della fotografia, e i due protagonisti, George McKay e Dean Charles Chapman.


Gli elementi che giustificano la scelta tecnica di Mendes di utilizzare il “piano sequenza” si rintracciano tutti nell’abbozzo di trama che basta conoscere per parlare del film. In 1917, la forma linguistica della ripresa lunga si trasforma in strumento drammaturgico perché mette lo spettatore in condizione di vivere un’esperienza immersiva. L’occhio della macchina da presa è sempre alle spalle, accanto o poco avanti ai protagonisti, sempre alla loro altezza, come a suggerire costantemente allo spettatore che lui è lì, proprio accanto al soldato, e, con un po’ di immaginazione, ne sente il freddo, la stanchezza, la fame, la paura.

Per Mendes, in questo film, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, nettamente separati, perché era importante per lui non raccontare la guerra come male del mondo, come aveva fatto per esempio Malick ne La Sottile Linea Rossa, né usarla come pretesto per la glorificazione del mezzo cinema, come ha fatto invece Nolan con Dunkirk, ma portare il fuoco del film sull’avventura di due uomini coraggiosi che devono compiere una missione per la salvezza di altri giovani soldati loro pari. È in questo aspetto che va ricercata la chiave di lettura di 1917: non un esperimento tecnico, non un esercizio di stile, ma un racconto che cerca l’empatia e il coinvolgimento, avvalendosi di competenze e tecnica fuori dal comune.

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