Una Sirena a Parigi, la recensione

Il film francese è arrivato nelle nostre sale il 20 agosto, ad arricchire le fila dei titoli che coraggiosamente riaprono la stagione dei cinema.
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Una Sirena a Parigi è il nuovo film di Mathias Malzieu che, dopo La meccanica del cuore, torna a portare sul grande schermo un suo romanzo, scegliendo questa volta il live action e cedendo all’animazione soltanto nel prologo e nell’epilogo.

Tutto accadde nell’estate del 2016; una pioggia torrenziale inonda le strade di Parigi, la Senna esonda e la città è immersa in un’atmosfera apocalittica. I dispersi aumentano di ora in ora mentre il fiume trascina con se detriti e oggetti di ogni tipo. Gaspard Snow viene attratto da un canto melodioso e seguendone il suono, scopre il corpo ferito di una sirena adagiata sotto un ponte.

Decide di condurla a casa sua per curarla ma nel frattempo lei svela a Gaspard il suo potere misterioso; chiunque ascolti il suo canto cade vittima del suo fascino e si innamora perdutamente di lei. É un incantesimo al quale non può sottrarsi neanche Gaspard, così convinto di essere immune all’amore.

Insieme troveranno il modo di superare ogni oggettiva avversità dovuta alle loro diverse “nature” e non ultimo, riusciranno a mettere in salvo il Floweberger, il locale di arte e musica creato da Gaspard e situato a bordo di un’imbarcazione ancorata lungo la Senna.

Una Sirena a Parigi è una romantica storia d’amore interrazziale che si avvale di una scenografia magica e di una location, la città delle luci, che si conferma ancora uno dei posti più romantici del mondo (terraferma e oceani compresi).

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