Ira Sachs sul suo nuovo film, Passages

Presentato al Sundance Film Festival e poi alla Berlinale, dal 17 agosto Mubi e Lucky Red ci offrono uno sguardo moderno non privo di ironia sulla battaglia dei sessi.
Ira Sachs sul suo nuovo film, Passages
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Dal 2019 a oggi molte cose sono cambiate, e anche il Passages con cui Ira Sachs (I toni dell’amore – Love is Strange, Little Men) torna nelle nostre sale è molto diverso dal Frankie con Isabelle Huppert che tanta impressione aveva fatto al Festival di Cannes di quell'anno. Abbiamo incontrato il regista, Ira Sachs

Un film tanto attuale da esser stato visto come un manifesto della tanto decantata fluidità?

Secondo la mia esperienza, l'importante è l'impatto che il film ha sul pubblico. Poi, quanto a quel che ci veda il pubblico, c'è una frase famosa che dice che se vuoi mandare un messaggio, devi usare la Western Union. Io non volevo mandare messaggi, ma sicuramente un film, una sceneggiatura, possono essere costruiti, strutturati, interpretati e letti in diversi modi. Ed è altrettanto certo è che questo aspetto ci sia, anche se la mia intenzione non era di fare un film a tema. In generale parlerei di un cambiamento generazionale. C'è stato questo passaggio che forse oggi ci permette di vedere le relazioni e i rapporti umani, sentimentali e sessuali, in un nuovo modo, diverso, nel quale le differenze sono consentite.

La fascinazione per Rogowski ha condizionato anche la natura del personaggio?

Sin dalla sequenza iniziale del film c'è sicuramente qualcosa di me stesso nella sua posizione, nel suo potere, c'è la mascolinità, il mio essere bianco, ma nei personaggi c'è sempre anche molto di quel che mettono loro. Anche perché io evito di fare prove per non bloccarli, per dar loro un ambiente creativo, perché loro stessi si scoprano, anche se questo significa correre dei rischi. Il suo Tomas è un uomo di potere, che finisce a terra, ma il modo in cui lo fa ha una sua coreografia. Ed è curioso perché Frank aveva pensato di fare il ballerino all'inizio della sua carriera, e anche se oggi dice di non saper ballare il suo corpo è come un'opera d'arte, una scultura, con cui lui sa di poter trasmettere qualcosa.


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