Nel tepore del ballo, danza anche il Bologna 

Nel tepore del ballo, danza anche il Bologna 

Il dolore, il riscatto e il rinnamoramento nell'ultimo film di Pupi Avati da domani nelle sale con Massimo Ghini, Isabella Ferrari e Roul Bova
Valeria Ancione
3 min

«Ha pareggiato il Bologna, ha segnato Pascutti». Il Bolgona c'è e c'è subito, come un timbro, una firma. Ha prevalso l'amore per i rossoblù di Antonio sul milansita Pupi in apertura, nell’accorato intervento di un tifoso del Vicenza, nell’ultimo film dei fratelli Avati (Pupi regista, Antonio produttore), che domani 30 aprile arriva in sala.

“Nel tepore del ballo” parte da quelle immagini in bianco e nero di sessanta anni fa per trasformarsi via via - rimbalzando dal mare di Chioggia agli uffici romani - in un intimo e potente film sui sentimenti, sul dolore e sull’orgoglio che riscatta, all’ultima curva, tutta una vita, come dimostra la svolta di cui è protagonista Gianni Riccio, celebre conduttore televisivo travolto all’apice della carriera da uno scandalo finanziario, interpretato da un bravissimo Massimo Ghini. Importante però è tutta la batteria di attori, da Isabella Ferrari a Salvatore Somma, da Pino Quartullo a Giuliana De Sio, da Lina Sastri a Raoul Bova.

Rinnamorarsi con Avati

Le scelte decisive della vita, la possibilità della redenzione, «quel sentimento che nel tramonto della propria esistenza compenetra di sé ogni individuo», sono parole di Pupi Avati, tutti grandi temi che il regista, classe 1938, dimostra di saper maneggiare con la solita maestria e soprattutto con la passione e l’attenzione che merita il “cinema di buon senso”, come lui stesso ama ripetere. Pupi, a dispetto dell'età e in un Paese che invecchia ma non per vecchi, rilancia o meglio non si ferma: crea, scrive, gira, produce e dispensa la sua arte, di una bellezza a volte malinconica. È uno di quei registi, e individui, capace più che di non smettere di amare il cinema, di rinnamorarsene ogni volta che se ne allontana. Dopotutto di "rinnamoramento" questo film parla, come lo stesso regista ha precisato: «Vi proponiamo un racconto sul rinnamoramento, di un genere di individuo che non vede nel sentirsi invecchiare il coincidere di quell'autostima che ha sempre cercato». Rinnamorarsi di sé, di quello che si è fatto e di quello che si può ancora fare? La vecchiaia dovrebbe benedire una volta per tutte l'autostima che spesso si cerca per una vita, nascondendosi dietro inutili maschere.

Insomma, l'amore non finisce finché si è capaci di rigenerarsi e di andare a cercare e rinnovare i brividi dell'innamoramento. Quello che Pupi fa, aggiungendo perle alla sua collana, sempre in sodalizio col fratello Antonio, con cui ha scritto il soggetto. In questa profondità di sentimenti umani dei film degli Avati c'è un amore diffuso che genera tepore in quest'epoca gelida di odio e violenza. Come un ballo che, petto a petto, fa tepore.

 


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