Federico Ferri, direttore di Sky Sport: “Conta la credibilità”

Agli ambassador parla delle insidie social. “I fatti non hanno bisogno di commenti né di alibi”
Giffoni Film Festival
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“Dobbiamo distinguere tra bufera social e mondo reale. Il mondo social ha un po’ radicalizzato i giudizi e non è detto che quel radicalismo sia la fotografia del mondo reale”. Lo dice Federico Ferri, direttore di Sky Sport, agli ambassador di Giffoni Sport. “La notizia che si trova su una testata di qualità deve necessariamente essere più attendibile, altrimenti non c’è nessun motivo per consultarla nell’approvvigionamento delle notizie. Il giornalista non è un tifoso. Oggi sui social ci sono troppi giornalisti tifosi, anzi solo. C’è un discorso di credibilità e terzietà che non può essere fatto con una lente tifosa. Attenzione, dunque, a non eccedere”. 

L’esultanza dello Zio

Tutti ricordano anche l’esultanza di Bergomi nella semifinale di Champions. Ferri dice: “L’impeto di Beppe va contestualizzato. Da icona dell’Inter, gioiva per la propria squadra che stava giocando con un’avversaria imbottita di fenomeni. Vi faccio una domanda – dice agli ambassador di Giffoni Sport – Ci sarebbe stata la stessa ondata di polemiche, se avesse vinto il Barcellona”. Poi il risultato della Nazionale femminile di calcio. “Sono formativi i fatti e anche le storie di sport. I fatti sono fatti e non hanno bisogno di alibi. La nostra Nazionale di calcio non ha perso per colpa dell’arbitro. Nello stesso tempo, le nostre ragazze non sono delle fallite ma delle eroine”. 


Lo studio e il mestiere


“Non c’è una facoltà universitaria specifica per fare il giornalista. Essere giornalisti prevede anche tante alte cose. Studiare, metterci magari anche uno, due anni in più per laurearsi e nel frattempo fare pratica diventa un mix importante, un investimento per il proprio futuro professionale. Non è tempo perso, ma un abilitatore, si arricchisce il bagaglio di esperienze. Nello stesso tempo, non può sostituirsi al lavoro, alla fatica di un mestiere complicato. È meglio che il telecronista sia un giornalista, ma il mestiere del telecronista è talmente legato all’occhio, al ritmo che si tiene, alla capacità di comunicazione. Il telecronista è una competenza specifica: è un mestiere diverso, ci vuole una spiccata capacità”. 


Direttore di Sky Sport sull’anomalia dei playout di B


In sala De Masi ci sono anche giovani tifosi della Salernitana. Lo scandalo della serie B: i playout annullati? “Negli ultimi anni, abbiamo visto molte volte casi del genere – risponde - È evidente che il caso specifico amareggi una piazza intera, privandola di una categoria. I tempi sono stati sbagliatissimi: se la decisione fosse arrivata nel corso della stagione, non sarebbe successo niente. Invece è arrivata alla fine della stagione, come la peggiore delle situazioni possibili, alla fine del campionato e poi con il supplemento dell’attesa di un mese. Sicuramente la Salernitana ha subito una situazione nella quale non si doveva trovare. Giocare il playout un mese dopo è folle. Quello che è accaduto a fine stagione, però, è il frutto di tantissimi errori che si sono protratti durante il campionato e che non possono essere attribuiti solo ai playout sospesi e poi fatti giocare dopo un mese”. 


La pirateria


“Dietro il pezzotto c’è la criminalità organizzata. Va detto, sottolineato, ribadito: chi usa il pezzotto, dà soldi ai criminali e si rende complice di una truffa”. 


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