Nasce il primo manifesto per la regolamentazione degli esport

Con un evento sostenuto dall’OIES, finalmente in Italia si sono poste le basi per una seria regolamentazione del mondo dell’esport

© OIES

Il 15 ottobre si è tenuto un importante evento per il panorama esportivo italiano. L'Esport Legal Forum, così chiamato, è stato organizzato dall'OIES (Osservatorio Italiano Esports) attraverso la piattaforma Zoom ed ha visto la partecipazione di ben 7 studi legali che hanno avuto lo scopo di creare un vero e proprio manifesto dell'esport, discutendo, un punto alla volta, sulle problematiche principali di questo panorama. Con questo evento si è cercato di porre le basi per un manifesto dell'esport con proposte di cui l'OIES si farà promotore.

Il primo tema discusso è stato quello della disciplina delle sponsorizzazioni: "in questo
momento le sponsorizzazioni negli Esports non hanno una regolamentazione dalla legge italiana, ma
vengono fatte con diversi tipi di contratti a secondo dell’accordo tra le parti", ha detto Domenico Filosa, AIAS (Associazione Italiana Avvocati Sportivi). Accanto a questo argomento Marco Galli (Gattai, Minoli, Agostinelli, Partners) ci ha parlato del problema delle pubblicità: "il canale pubblicitario e quello connesso alle sponsorizzazioni rimane il canale di finanziamento privilegiato per player e team. Il contesto virtuale e digitale nel quale gli Esports nascono e si sviluppano richiede molta attenzione per quanto riguarda le campagne pubblicitarie". Poi aggiunge: "Il messaggio pubblicitario però deve avere tre caratteristiche fondamentali: Veridicità (il prodotto/servizio deve essere presentato per quel che è), Correttezza (non deve ledere i concorrenti), Palese (il messaggio pubblicitario deve essere identificabile come tale). Questi molto spesso non sono chiaramente identificabili all'interno dei meccanismi Esports." Ma questi non sono gli unici problemi discussi all'Esports Legal Forum, gli investimenti , soprattutto, sono stati un tema che ha raccolto più discussioni. Manuela Magistro (Lexant) ha dichiarato: "Per gli investitori resta fondamentale trovare delle metriche chiare per calcolare il ROI (return on investment) degli investimenti negli Esports. Lo stesso vale per un brand che si affaccia a questo mondo. Vi è un freno negli investimenti Esports soprattutto perché non ci sono normative che regolano il betting su eventuali competizioni ufficiali, sulla trasmissione degli eventi e su un quadro normativo chiaro". Questo perché si avvicina al mondo del betting, trattato durante l'evento da Luca Giacobbe (Giacobbe, Tariciotti e Associati): "Nel mondo degli Esports ci sono paure (peraltro motivate a seguito di quanto accaduto nel corso di competizioni estere) legate alla possibilità di truccare partite di tornei di esport: i player che competono sono ragazzi molto giovani (alto il rischio di manipolarli). I player, attraverso un compenso esterno, troverebbero un modo alternativo per finanziarsi l’iscrizione ai tornei successivi, molti di loro conoscono molto bene il mondo digitale e dell’informatica e sanno come celare la propria identità o come riuscire ad alterare un risultato attraverso i videogiochi”. Ed è proprio la figura dei player centro di un altro dibattito portato avanti da Carlo Rombolà (Studio legale Rombolà & Associati) perché "ancora non ci sono tutele per i ragazzi che si affacciano a questo mondo", come anche per gli organizzatori di tornei che "devono acquisire la licenza dagli sviluppatori del gioco", commenta Luca Pardo (Ontier Italia). "Tali licenze tendono tuttavia a restringere diritti e facoltà concessi all’organizzatore, dato che anche gli sviluppatori di giochi possono organizzare, in proprio, tornei e competizioni".

Alla fine del Forum, resta non in dubbio la necessità dell'esport di avere una regolamentazione forte in ogni suo aspetto e settore. Alla stregua dello sport tradizonale, ha bisogno di avere un tracciato ben definito. "Il punto è trovare un quadro normativo internazionale, applicabile al settore perché la natura stessa degli Esports è internazionale e non può essere legata alla normativa di un singolo Paese", come dichiarato da Giulio Coraggio (DLA Piper). "Manca un organismo riconosciuto che regoli l’intero settore". Ed è proprio questo il punto fondamentale, senza una "legislazione" internazionale, neanche realtà, come quella italiana, riescono a sviluppare perfettamente il proprio settore esport. Certo ci sono grandi potenze come Francia e Cina che hanno già posto le basi ad un esport roseo nel loro paese, ma non sarà così per tutti. Davvero c'è bisogno di una guida che possa indirizzare le varie parti del panorama esportivo dall'apice (sviluppatori del gioco) in giù (investitori, giocatori, organizzatori di tornei, pubblicità ecc...). Sperando che questo dibattito, ed il manifesto che nè scaturito, possa creare tanti spunti di domanda e soprattutto possa aiutare ad arrivare a tante risposte.

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