“Pro Gamer”: il libro che racconta l'esport
Call of Duty
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“Pro Gamer”: il libro che racconta l'esport

Brenno Bugani immagina un giocatore italiano di Call of Duty, racconta la sua storia nel mondo reale e digitale, fino alla ricerca della fortuna negli Stati Uniti.

Brenno Bugani, 24 anni, fin da giovanissimo è sempre stato un appassionato di videogiochi. Crescendo un’altra passione ha iniziato a farsi strada tra i suoi interessi: il cinema. Diplomato al liceo delle scienze sociali, ha poi frequentato un corso di sceneggiatura e regia cinematografica. Prima di passare al grande schermo, tuttavia, ha pensato di raccogliere in un libro una storia della sua generazione, la generazione dei millennials e delle future che verranno. Si parla di progaming, ovvero il videogioco come professione, quello che oggi è comunemente indicato come esport.

Non tutti riescono a trasformare la propria passione in lavoro ma mai come oggi il videogioco ha l’opportunità di essere intesa come una professione a tutti gli effetti: come i calciatori, i cestisti o i ciclisti, anche i videogiocatori sono pagati per competere e intraprendere la carriera da progamer. “Pro Gamer” è anche il titolo del libro di Brenno Bugani: un’esplorazione dell’incontro tra la vita reale di tutti i giorni e il mondo del digitale; padri che non comprendono le scelte dei figli talentuosi; figli che seguono percorsi al limite. Il tutto condito sullo sfondo da ciò che l’esport può dare.

Per comprendere meglio la natura del libro, abbiamo ascoltato direttamente l’autore.

Il libro ha l’obiettivo di raccontare l’esport. Ma qual è la tua esperienza personale in questo settore

All’età di 17 anni intrapresi la mia carriera su Call of Duty Black Ops II nella modalità competitiva chiamata “Lega”. Nonostante la mia pessima connessione, riuscii ugualmente ad arrivare più volte ai vertici della classifica su PlayStation3 giocando con un team di giocatori del Belgio, Francia e verso fine stagione anche con alcuni Italiani.

Perché hai voluto scrivere un libro sul sogno di diventare un progamer?

Avevo 19 anni e lavoravo 10 ore al giorno in un ristorante come aiuto cuoco. Per evadere da quella realtà, immaginai una storia nella quale un ragazzo come me partiva dall’Italia per emigrare negli USA, per realizzare il suo sogno di progamer.

L’esport in Italia è ancora indietro rispetto ad altri paesi ed essere un giocatore professionista è quasi impossibile. È forse per questo motivo che il protagonista corona il suo sogno negli USA?

Assolutamente sì. Magari non per ogni tipo di gioco competitivo elettronico, ma sicuramente la community italiana di CoD non lo considera con la stessa attenzione ed è per questo motivo che il protagonista del mio romanzo decide di emigrare negli USA.

Un racconto che si avvicina molto alla storia di Ronaldo “Wartex” Lavado, primo giocatore italiano di Call of Duty ad approdare nella massima serie competitiva, la CoD World League. In anticipo di quasi tre anni, però.

Direi, senza pretese, che nella mia fantasia ho anticipato quello che poi qualcuno, nella realtà ha concretizzato. Finalmente possiamo dire di avere un italiano nella World League di Call of Duty e abbiamo il dovere di sostenerlo e di tifare per lui che ci rappresenta nella massima scena competitiva.

Parlando della realtà, cosa pensi che manchi ancora al nostro paese nel settore esport?

Se esistessero strutture di dimensioni adeguate per ospitare un elevato numero di giocatori o pubblico, si potrebbe trasformare quello che è stato un fenomeno percepito negativamente durante la mia generazione, immaginata isolata nelle proprie stanze, in una positiva socializzazione e competizione.

Stai progettando un seguito della storia o pensi rimarrà un’opera unica?

Quando il progetto è nato è stato concepito come un’opera unica. Al momento non è in cantiere un seguito ma sento che la mia fantasia potrebbe far nascere altri progetti. Difficili da prevedere ma non mi sento di escluderne alcuno. Sono sicuro, però, che continuerò ad avere il supporto del mio editore Mauro Gurioli e della casa editrice “Tempo al Libro” che hanno creduto in me e nella mia storia fin dall’inizio, supportandomi costantemente.

Servizio a cura di GEC - Giochi Elettronici Competitivi

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