Partito il PG Nationals: parola a Roberto “KenRhen” Prampolini

PG Esports ancora una volta protagonista nel panorama italiano con il campionato di League of Legends.
Partito il PG Nationals: parola a Roberto “KenRhen” Prampolini
Tagspg nationals

Partito ufficialmente il PG Nationals, il campionato italiano di League of Legends, nonché uno dei tornei esports più seguiti e amati dagli appassionati. Otto squadre si contendono il titolo di campione d’Italia in un campionato diviso in due fasi: la stagione regolare con partite di andata e ritorno come nel più classico dei gironi all’italiana, seguita da una fase playoff a cui accedono solo le prime quattro.

Il livello aumenta

Nel corso degli anni il livello della competizione è cresciuto stagione dopo stagione, sia lato giocatori, con tanti che sono riusciti successivamente a trovare spazio anche nelle maggiori competizioni europee e internazionali proprio grazie alla vetrina offerta dal PG Nationals, sia lato squadre. Le organizzazioni italiane che si sono succedete nel corso del tempo, di cui solo gli Outplayed sono gli unici superstiti del primo storico split del 2018, si sono evolute abbandonando la natura di semplici unioni di intenti e puntando sempre più a un modello simile alle società sportive. Così come si è evoluta anche PG Esports che ha investito risorse crescenti nel PG Nationals migliorando la qualità e incentivando gli operatori del settore ad alzare sempre più l’asticella.

L'intervista

Per comprendere meglio cosa significhi il PG Nationals, cosa aspettarci e a che punto è la competizione abbiamo interpellato uno dei commentatori del campionato, il caster Roberto “KenRhen” Prampolini, presente fin dall’inizio. Partiamo proprio dal livello delle squadre: che aspettative hai per il 2022?

Il livello medio è rimasto stabile e direi che è un’ottima notizia per i tifosi. Le prime stagione della competizione avevano degli ottimi giocatori ma al tempo stesso esisteva una divisione troppo netta tra la prima e la seconda metà della classifica. Questo creava poca competizione stabile per i migliori, che ne risultavano inevitabilmente penalizzati. Uno dei passi più grandi compiuti negli ultimi anni è stato l’innalzarsi del livello medio della competizione, e penso che ogni partita possa nascondere la possibilità di vincitori inaspettati.

Tanta incertezza, quindi. È possibile fare pronostici?

Difficile farli a priori perché vediamo team con grandi nomi, ormai entrati nella memoria storica degli spettatori, ma con ancora tante domande sulla loro solidità a livello di coordinazione e alchimia. Altri team hanno invece puntato su nuove figure ma sorretti da coaching staff che hanno già dimostrato di poter estrarre talento da qualsiasi giocatore. Macko ovviamente si presentano alla porta per continuare a collezionare titoli e il loro quintetto titolare lo urla chiaro, ma non sarà una passeggiata. Da tenere d’occhio i nuovi arrivati: sia Atleta Esport che Esport Empire entrano con l’idea di voler creare dei progetti molto solidi.

Vedremo delle novità al PG Nationals lato production?

Uno dei grandi demoni da affrontare per chi fa le cose bene è che diventa sempre più difficile migliorare, ma non è una cosa che ci ha mai spaventati. Dopo aver ampliato il parco caster uno dei grandi passi è stato definire dei ruoli precisi. Non abbiamo più dei caster che cercano di districarsi tra mille ruoli: abbiamo host dedicati, analyst dedicati e caster dedicati. Questo ci permette di avere una trasmissione molto più omogenea e piacevole da seguire. Inoltre stiamo innovando anche il comparto tecnologico, con dei software che tracciano in tempo reale tutte le statistiche di gioco, in modo da poter presentare sempre più dati durante la partita permettendoci di realizzare in automatico grafiche informative che rendono la trasmissione molto più dinamica.

Come si commenta, da caster, un match di League of Legends? È differente da una partita di calcio o altri sport?

Ci sono elementi in comune ma anche elementi molto distanti. Presenza scenica, conoscenza del titolo e capacità oratorie sono alla base di ogni buon caster, ma penso che siano elementi comuni ad ogni commentatore che voglia diventare una forza trainante verso il pubblico, che si tratti di sport o di esport. Commentare League of Legends però richiede anche una sinergia di squadra: la qualità del commento non dipende da un singolo caster ma da quanto bene i due caster riescono a lavorare ben tra di loro, alternando momenti concitati a momenti più analitici. Per questo tutta la Broadcast Crew si allena ogni giorno e cerca di rimanere sempre aggiornata come gruppo: l’obiettivo è mantenere questa fondamentale sinergia sempre al massimo.

Perché, a tuo avviso, un campionato esports come quello di League of Legends andrebbe seguito? In fondo, sono solo videogiochi, no?

A domanda provocatoria non posso che rispondere in modo provocatorio. Chiederei perché a questo punto seguire una partita di calcio. In fondo sono solo persone che corrono dietro ad una palla, no? Ma sappiamo benissimo che dietro a entrambi c’è molto molto di più. L’esport è una realtà che si sta affermando giorno dopo giorno. Può essere apprezzata o meno, quella è questione di gusto personale, ma è impossibile ormai negarne il valore. Si tratta di una dimensione di sport-spettacolo che ha da offrire allo spettatore davvero tanto. Non si parla solo di partite iper-adrenaliniche, ma di trasmissioni che offrono intrattenimento a tutto tondo, momenti di analisi per i più appassionati, momenti di spiegazione per chi si approccia per le prime volte alla disciplina e tanti momenti divertenti. Insomma, superato il primo decennio competitivo ormai League of Legends è diventata un’esperienza mediatica così completa che i motivi per goderne davanti ad uno schermo sono diventati davvero tanti.

Corriere dello Sport - Stadio

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