LCS 2019 - Com'è andata la stagione?
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LCS 2019 - Com'è andata la stagione?

A giochi conclusi, è il caso di parlare anche del campionato americano, che quest’anno ha saputo regalare ben poco rispetto al passato.

Gli LCS, si sa, hanno spesso lasciato a desiderare gli spettatori d’oltreoceano come noi che si ritrovano squadre del calibro dei G2 o dei Fnatic a giocare nel campionato nostrano, ma quest’anno si è registrato davvero un picco negativo a riguardo: squadre sottotono, gioco povero di emozioni e spesso estremamente disorganizzato, draft sempre uguali e pochissima varietà di campioni all’interno della Landa degli Evocatori.

Come di consueto, partiamo dai vincitori della Regular Season, i Team Liquid. Anche quest’anno il team di Doublelift è stato capace di sbaragliare la concorrenza senza alcuna difficoiltà, e di portare a casa un primo posto meritatissimo e tutt’altro che sofferto. L’innesto dell’ormai ex midlaner dei Cloud9, Jensen, sembra essere stata la chiave di volta per la realizzazione di questo ennesimo capolavoro: le giocate del team spesso si concentravano proprio intorno a quest’ultimo, in modo da metterlo nella posizione di vantaggio necessaria per svolgere appieno il suo compito e carriare l’intero team fino al Nexus avversario.  Nonostante la deludente prestazione dei recenti Rift Rivals, i Liquid hanno saputo imporsi sui propri avversari senza alcuna difficoltà, dimostrando quello che probabilmente può definirsi l’unico “bel gioco” degli interi LCS di quest’estate.

A rincorrere troviamo Cloud9 e Counter Logic Gaming, i quali, dopo un avvio di stagione disastroso, hanno saputo risollevarsi e raggiungere un terzo posto. Ma essendoci soltanto due vittorie di differenza rispetto ai primi in classifica, direte, come mai si è sostenuto che i campioni in carica sono stati così superiori rispetto a tutti gli altri? Purtroppo la risposta è semplice, e si fonda sulla mancanza di idee che ogni settimana questi team (nonostante l’efficacia delle loro strategie) portano sulla scena competitiva di League of Legends: match troppo spesso statici all’inverosimile, squadre che non si scoprono e attendono il passo falso dell’avversario anche a costo di permettergli di scalari con le fasi di mid e late game, champion pools a dir poco esigue. Naturalmente si tratta comunque di grandissimi giocatori, ai quali non può che andare un grande plauso per aver retto la competizione della massima serie nordamericana, ma anche l’occhio vuole la sua parte, e quest’anno il requisito sembra non essere stato soddisfatto.

A sorpresa, in quarta posizione troviamo i Team Solo Mid, capitanati dal buon vecchio TSM Bjergsen, che faticano tantissimo rispetto agli altri anni anche soltanto per qualificarsi appena al di fuori del podio immaginario delle prime tre classificate. La squadra è sembrata essere parecchio in calo rispetto già allo Split primaverile, in cui il risultato era stato degno del nome di questo team, e l’unico che sembra essere riuscito a dimostrare di averci quantomeno provato è stato proprio il celeberrimo midlaner della formazione, ponendo al contempo una nota piuttosto negativa su TSM Zven (AD Carry), tutt’altro che in forma sui suoi campioni preferiti, risultando il più delle volte un peso per l’intera formazione.
Che sia finalmente arrivato il momento per un nuovo cambio di roster? Soltanto i mondiali (e il tempo) potranno dircelo.

Dalla quinta alla nona posizione troviamo squadre che sin dalla loro nascita avevano incontrato parecchi ostacoli nel trovare una quadratura, ma che quest’anno (chi più, chi meno) sono riuscite a redimersi e a farsi valere anche in maniera piuttosto convincente.  In primis stiamo parlando dei Clutch Gaming, che chiudono la stagione con un ottimo 9W-9L e riescono addirittura ad andare molto bene ai tanto agognati playoff, in cui riescono ad eliminare nientemeno che i TSM.
All’inseguimento troviamo OpTic Gaming, Golden Guardians e 100Thieves, con questi ultimi che finalmente riescono a disputare un campionato degno di questo nome, sebbene la quadratura del cerchio risulti ancora evidentemente lontana, e lo stile di gioco, si vede, ne risenta parecchio.

Veniamo ora al vero tasto dolente di questa sessione competitiva: le ultime due posizioni. A chiudere la classifica, con meno di 6 vittorie su 18 match disputati, troviamo i FlyQuest e gli Echo Fox, che sembrano non riuscire proprio a riprendersi dalla crisi societaria in cui si trovano.  Per dare un minimo di contestualizzazione, i problemi sono cominciati ad emergere dopo il trasferimento di Huni agli attuali Clutch Gaming avvenuto qualche tempo fa, e purtroppo bisogna prendere atto che si tratti, nel 2019, di razzismo: Rick Fox, celebre cestista di qualche decennio fa, e ora (ma forse per poco) proprietario degli Echo Fox ha dichiarato alla stampa di aver subito ingiurie e insulti discriminatori. Avendo portato la questione all’attenzione dei giudici, dato che il tutto si stava evolvendo in una sua esclusione dalla società stessa, gli altri soci dei FOX hanno accusato dinanzi a una corte di aver messo in cattiva luce il nome della squadra, chiedendo per questo motivo un risarcimento (anche piuttosto succoso) a Rick.

È difficile è difficile giudicare nel complesso gli LCS di quest’estate, proprio per la difficoltà nel comparare tale campionato e quello nostrano, negli ultimi anni decisamente più intrigante.

Servizio a cura di GEC - Giochi Elettronici Competitivi

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