Intervista a Daniele “Jiizukè” Di Mauro, “Guru” degli esports a Milan Games Week 2019
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Intervista a Daniele “Jiizukè” Di Mauro, “Guru” degli esports a Milan Games Week 2019

Finalmente Daniele è tornato in Italia, stavolta per un grande evento, e ci ha regalato qualche parola riguardo il suo passato, presente e futuro.

Alla Milan Games Week di quest’anno, così orientata al mondo videoludico competitivo, c’è stata una grande novità: un ospite di spessore è stato chiamato a rappresentare gli esports nel ruolo di “guru” della manifestazione, e parliamo proprio di Jiizukè. Da due anni ormai nel mondo competitivo della massima serie europea di League Of Legends, Daniele Di Mauro ha rappresentato più volte i nostri colori nazionali, e l’ha fatto in grande spolvero vincendo il titolo di Rookie of The Split durante la stagione 2018, e arrivando a qualificarsi ai Worlds 2018.

Per i Vitality, team di cui Daniele fa parte, si sa, è stata un’annata piuttosto negativa: un sesto e un quinto posto negli Split primaverili ed estivi non ha certo contribuito a far parlare di Yamatocannon e dei suoi ragazzi. Ai nostri microfoni, Jiizukè ha risposto però a molte domande, alcune propriamente tecniche, riguardanti gli esports in generale e League Of Legends, e altre un po’ più personali, fino ad arrivare a parlare della propria vita passata.

Cominciando subito con domande attuali: a tuo parere, in Italia e altrove, gli esports possono avere un futuro a lungo termine, ovvero che trascenda la dimensione di semplice “bolla”, che una volta esplosa viene facilmente dimenticata?

Sì, il futuro è già qui, è voluto ed è già una realtà in molte parti del mondo. Berlino, dove vivo adesso, ne è esempio. Esistono anche corsi di studio all’università, ci sono molte università di gaming, create proprio per insegnare alle persone a giocare e ad avere la giusta mentalità per farlo. In Italia siamo un po’ indietro, ma sicuramente, rispetto a quattro anni fa, quando sono partito, la situazione è migliorata molto; e col tempo ci evolveremo ancora.

L’evento di cui sei rappresentante, ovvero Milan Games Week, si è quest’anno concentrato molto sugli esports, la parte più competitiva del mondo videoludico. Questo può contribuire, secondo te, allo sviluppo di una cultura esportiva, che forse è ciò che maggiormente ci manca, nel panorama italiano? È cioè in grado di sensibilizzare il grande pubblico su questo fenomeno progressivamente in crescita?

Sono stato a diversi eventi in Italia, ormai 4-5 anni fa, e questo è il mio primo evento qui in 4 anni; ma devo comunque dire che questo è il migliore a cui abbia partecipato, in termini sia di organizzazione, sia di infrastrutture, e anche in termini di ciò che ho dovuto fare in quanto pro player invitato. Ho fatto tante interviste per giornalisti professionisti, per organizzazioni che mai avrei immaginato prima; sono stato ora a Radio 105. Credo che tutto questo avrà a che fare con l’evoluzione degli esports in Italia.

Ormai tu vivi stabilmente all’estero, e sei a contatto con ambienti che sono più avanzati del nostro. Che differenze hai notato tra questi sistemi e quello italiano? Cosa credi si dovrebbe fare per migliorare nel nostro Paese?

Possono essere tante cose. Può essere la mentalità: all’estero è “reale”, attuale, quando qui non lo è. Può essere la mentalità delle persone in generale. Possono essere le infrastrutture che abbiamo in Italia, se paragonate a quelle che sono presenti all’estero. All’estero tutto è stato voluto già tempo fa; qui abbiamo appena iniziato. Abbiamo bisogno di tempo, e più esperienza in tutte queste cose. Ma soprattutto abbiamo bisogno di sponsor. Il mio gioco, ad esempio, ha ufficializzato cinque giorni fa che il trofeo dei Mondiali sarà inserito nella trophy list di Louis Vuitton. Sponsor del genere adesso in Italia non ci sono negli esports; ma questo è solo un esempio. Solo nella mia maglia, ho Adidas, Orange, Red Bull, Renault. Con quest’ultima abbiamo una partnership per la quale sulla vettura di Formula 1 della scuderia sono presenti i colori e il logo di Vitality. È una cosa quasi assurda da pensare, ma ormai questa è diventata la realtà. Siamo indietro su tutto, ma dobbiamo evolverci.

Forse allora la cosa più importante è fare breccia nella fiducia delle aziende più grandi, affinché diventino potenziali sponsor?

Esatto, gli sponsor devono credere negli esports. Devono iniziare ad investire negli esports. Per farlo però devono vedere un programma, devono parlare con le organizzazioni. Se esse hanno un programma serio, possono e devono fare qualcosa.

Passando a domande più personali, parliamo del Jiizukè di qualche anno fa. Cosa hai provato a dover lasciare l’Italia per giocare ad un livello così alto? Consiglieresti questo “salto”, questo grande cambiamento ad altri giovani ragazzi che hanno talento e capacità, ma che per poter esprimere il proprio potenziale devono partire come hai fatto tu?

Ho giocato ai videogiochi sin da quando ero piccolo, ho avuto il mio primo PC a 10 anni, e sapevo col passare degli anni di avere del talento. A questo ho però poi aggiunto il lavoro duro, che non potevo però ottenere a casa mia; per questo mi sono trasferito fuori. Avevo l’infrastruttura e soprattutto la libertà di fare ciò che volevo; e ho avuto successo. Questo però devi saperlo tu stesso: se hai fiducia in te stesso, ce la puoi fare. Nessuno può sceglierlo per te. Io so che avevo un piano A, ma non un piano B. Io sapevo che ce l’avrei fatta, “no matter what”. Non ho mai voluto guardare indietro, e non l’ho mai fatto, e con tre anni di duro lavoro ce l’ho fatta, sono entrato nella serie A di League of Legends; è un sogno che si avvera. Ho vissuto più in questi quattro anni che nel resto della mia vita. Devo consigliarlo ad altri: se hai talento e hai fiducia in te stesso, fallo. Ma devi essere realista con te stesso: non puoi decidere da un giorno all’altro di essere un giocatore professionista. Se però è la tua passione, e il tuo cuore non batte normalmente quando non lo stai facendo, allora fallo. Altrimenti non farlo.

E cosa consiglieresti a un giovane giocatore che vuole crescere e migliorarsi? Qual è la cosa che ritieni più importante?

Sii il miglior giudice di te stesso. Devi criticare quello che fai, devi arrivare anche ad insultarti; se sei pessimo, devi saperlo. Devi sapere quali sono i tuoi punti di forza e i tuoi punti di debolezza. Devi essere sincero con te stesso. Devi avere disciplina nell’allenarti ogni giorno. Devi imparare ad imparare dagli altri, quando parli con le persone, e quando guardi gli altri giocare allo stesso tempo. Devi migliorare, ogni giorno; devi avere un “goal”, un obiettivo, ogni giorno, e superarlo.

È stata un’annata molto particolare, che dal punto di vista lavorativo ti ha portato alcune soddisfazioni, come ad esempio il recente sorteggio per i Worlds, e alcune delusioni, come purtroppo un quinto e un sesto posto ai LEC. Cosa pensi ti abbia dato dal punto di vista della crescita personale e lavorativa?

La vita non è sempre rose e fiori: quella scorsa è stata l'annata migliore della mia vita, e non dico solo a livello lavorativo, perchè non ho davvero mai vissuto in questo modo. Mi sono qualificato a qualsiasi torneo immaginabile, sono andato a Madrid, a Copenhagen, ho avuto 4 partecipazioni ai playoff, ho giocato in uno stadio pieno di persone, prima in Europa e poi a Seoul, in Corea. È un sentimento che non so nemmeno descrivere: è un sogno che si avvera, e non ho parole. Sono anche finito agli All Star al mio primo anno da Rookie nei LEC: c'erano solo 3 slot disponibili, ma io ho avuto la fortuna di essere votato dai miei fan e di riuscire a partecipare alla competizione.

Tutto questo mi ha aperto la mente, e mi ha aiutato a comprendere meglio i miei fallimenti: si può imparare da tutto, se si fa tesoro di quello che ci accade, nel lungo termine diventerai un player perfetto. Il miglior player del mondo ha vinto 4 mondiali [ndr. Faker], ma ha perso gli ultimi 2. Nonostante ciò, però, quest'anno ha ritrovato la forza di andare avanti e si è rimesso sulla retta via.

Ormai da due Split I Campus Party Sparks dominano la scena dei PG Nationals, sebbene ormai sembri quasi certo che molti dei membri della squadra (coach Cristo compreso) stiano cercando una nuova sistemazione. Si tratta probabilmente della prima volta che una società grande quanto Campus Party decide di “invischiarsi” negli esports italiani: dal tuo punto di vista, quanto influisce un supporto del genere (specialmente a livello economico) per un team emergente? E poi: hai notato qualche team in particolare all’interno della competizione che abbia del potenziale per fare grandi cose?

Purtroppo non ho il tempo di seguire il campionato italiano: mi alleno tutti I giorni con il team e da solo, e ho davvero poco tempo per tenermi aggiornato anche con questa realtà. Nel “tempo libero” guardo I VOD di LCK, LPL, LEC ed LCS, ma non ho davvero lo spazio materiale per inserire anche la lega italiana, che è da considerarsi (purtroppo) come minore.  Ho molti amici qui, ma purtroppo a parte dirti che Cristo è stato il mio coach 4 anni fa e che lo stimo molto per il suo lavoro e la sua personalità, non so darti una vera risposta.

Parliamo di sponsor: ad esempio Campus Party sta supportando fortemente il team italiano di cui parlavamo poco fa, e si tratta di una società decisamente innovativa, che si avvicina per sua natura a un panorama emergente come quello degli esports. Secondo te è meglio puntare su uno sponsor che abbia queste caratteristiche o vale la pena cercare di accaparrarsi aziende che operano in settori più convenzionali?

Ovviamente avere dalla propria dei brand che hanno già una base alle spalle, come ad esempio Adidas per PG Esports. Si tratta di sicurezza e di stabilità economica. È chiaro che poter contare sull'appoggio di chi ha già esperienza nel campo è meglio, ma oltre questo si tratta sempre della serietà stessa dell'azienda e della sicurezza che è in grado di fornire.

Come ti senti a sapere di essere l’unico italiano a competere nella massima lega europea di League of Legends e a salire due volte a settimana su un main stage affrontando giocatori del calibro di Caps, Perkz, Rekkles, Odoamne, ecc.? In sostanza: come ci si sente ad essere un player di LEC? E saresti felice di “dividere” questo titolo con qualche altro giocatore italiano in futuro?

Per me è un onore rappresentare l'Italia, e ne vado davvero fiero. Ora che sono tornato qui dopo molto tempo, mi sono reso conto che c'è effettivamente davvero molta gente che mi supporta e che ha fiducia in me. Ovviamente mi farebbe piacere avere qualcun altro “dalla mia parte”, ma non sono affatto convinto che si possa raggiungere un tale risultato nei prossimi anni. Magari nel lungo termine qualcuno arriverà, ma per il momento sono fiero ed orgoglioso di portare la nostra bandiera sulle mie spalle.

Per chiudere in bellezza, ci faresti un tuo pronostico sui mondiali? Principalmente parlando dei team europei nel Group Stage e poi per chi pensi possa vincere la competizione.

Sono fermamente convinto che a vincere i mondiali sarà una squadra tra G2 ed SKT T1.

Servizio a cura di GEC - Giochi Elettronici Competitivi

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