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L'esport al femminile: una lama a doppio taglio

Le due facce della medaglia dell'esport al femminile, un grande rischio di ricadere in vecchi errori

L'esport al femminile: una lama a doppio taglio
© Girl Gamer

Fra un mese partirà la doppia competizione esportiva al femminile: Girl Gamer Esports Festival 2020. Non essendoci tra i due sessi differenza biologica di prestazioni, perchè dividere l'esport in maschile e femminile.

Al contrario degli sport tradizionali, negli esport non vi è diversità biologica che possa falsare un risultato, ma la mancanza di una "partecipazione" femminile all'interno delle competizioni segna una "scelta di titpo culturale". I videogiochi possono essere visti come un'emanazione del sport all'interno della casa e del quotidiano. Gli esport sono la controparte competitiva dei videogiochi stessi.

Se il paradigma culturale dice che i videogiochi appartengono al sesso maschile, quello femminile non solo non li vive, ma non ne è interessato. Di conseguenza il mercato è orientato in ottica maschile e l'esport lo segue.

L'esport al femminile

Gli eventi esportivi al femminile risultano una lama a doppio taglio. Da un lato mostrano come sia presente un gruppo non così piccolo di giocatrici, di cui alcune pronte per il palco e la competizione. Dall'altro ghettizzano e rischiano di ridicolizzare le giocatrici stesse, professioniste e non.

La possibilità di far scoprire al mondo la partecipazione femminile è ottima. Potrebbero partire campagne di scouting che non veicolino la scelta del giocatore per il sesso, il mercato potrebbe allargarsi ed essere più inclusivo, cosa che i videogiochi vorrebbero.

C'è anche però la possibilità che la realizzazione di competizioni in rosa faccia ricadere il mondo intero negli stereotipi che tutti conosciamo. Gli stessi stereotipi che hanno sorretto gli insulti alla nazionale italiana di calcio, appunto, femminile.

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