Rainbow Six Siege: intervista alle componenti del team Athena di Samsung Morning Stars
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Rainbow Six Siege: intervista alle componenti del team Athena di Samsung Morning Stars

Samsung Morning Stars ha il merito di aver messo insieme la prima squadra femminile italiana di Rainbow Six Siege, e noi abbiamo intervistato due delle giocatrici.

Milan Games Week 2019 è stata un’occasione per assistere a numerosi eventi e tornei esportivi, nonché per parlare del fenomeno con una moltitudine di insider del settore (tra cui il “guru” della fiera, Daniele “Jiizukè” Di Mauro). Tra di essi, abbiamo avuto il piacere di intervistare due giocatrici facenti parte del team Athena, il primissimo team femminile ufficiale in Italia, ovvero Selene “NancyDrew” Mauretto, leader della squadra, e Martina “Elektra” Lubrano, che gioca nel ruolo di support.

Il team milita sotto la bandiera dei Samsung Morning Stars, che hanno avuto la lungimiranza di dare fiducia e supporto a queste sei intraprendenti ragazze. Grazie alla loro disponibilità, abbiamo potuto ottenere delle informazioni e delle risposte alquanto interessanti.

Il team Athena è effettivamente il primo team femminile italiano di Rainbow Six Siege. Tuttavia, a livello mondiale esistono già altri team, giusto?

Esatto, ne esistono altri, e sono stati per la maggior parte creati proprio per partecipare alla competizione nella quale stiamo gareggiando noi, i CCS Female League. Alcuni team però già esistevano, la scena femminile di Rainbow si stava già formando.

Com’è costruire una squadra femminile? È difficile trovare giocatrici, magari non tanto per il fatto che manchino le capacità, quanto la cultura femminile del videogioco competitivo?

Selene: Ti posso dire che quando ho visto, quasi un mese e mezzo fa, l’annuncio di questo campionato, ne ho parlato con miei amici con i quali gioco, molti dei quali militano nella Serie A italiana di R6. Quasi scherzando, ho detto: “sai che bello se facessimo un team femminile?”. Ridendo e scherzando, e pensando “figurati se trovo altre cinque ragazze con cui fondare un team”, la scadenza si avvicinava; allora ho pensato: “ci provo, mal che vada potrò dire di averci provato”. Ho pubblicato un post nella community italiana di R6, e varie persone e amici, anche maschi, mi hanno indicato ragazze che giocavano il videogioco. Attraverso questa catena di conoscenze, ho trovato queste cinque splendide ragazze con cui abbiamo fondato il team Athena. Sono molto orgogliosa, anche perché all’inizio non mi aspettavo di trovarle, e non mi aspettavo che mettessero il 100% per farlo; ma quando hanno capito cosa c’era in palio, a livello sociale, non tanto economico, a essere il primo team italiano completamente femminile di uno sparatutto così competitivo, gli si è mosso l’orgoglio, e sono molto contenta di questo.

A questo proposito, sapete o credete che qualcun’altro vi seguirà e creerà squadre come la vostra, o sarete un esempio unico per un po’ di tempo?

A dire il vero, il team era già formato prima che entrassimo in Samsung Morning Stars. Ci sono arrivate varie proposte da varie organizzazioni italiane, ma non mi hanno pienamente convinto. Quando è arrivato Francesco (il manager) con il progetto di Samsung, che è un progetto sociale, non solo per vezzo, ma per valorizzare il fatto che c’è una piccola parte di donne che si vogliono impegnare per questo, e che comunque è un progetto a lungo termine, ho capito che era la scelta giusta per noi. Sono felice di aver aspettato la giusta organizzazione.

Passiamo a una questione più spinosa: a vostro parere, il fatto che esista una divisione tra leghe maschili e femminili, non trattandosi di uno sport tradizionale fisico in cui è giustificata da ragioni biologiche, è corretto? O meglio: è corretta in questo momento storico, ma non sarà così in futuro, oppure la ritenete sbagliata fin da ora?

Martina: Credo che la suddivisione oggi sia giusta. Essendo noi giocatrici donne molto sottovalutate, non abbiamo visibilità; al contrario, con questo campionato, abbiamo avuto la visibilità che avremmo voluto normalmente. Solamente questo. Se poi in futuro si vorranno unire i team, o amalgamare maschi e femmine, siamo apertissime a questa possibilità.

Avrete sicuramente giocato con giocatori maschi? Secondo voi, si può fare, specialmente per quanto riguarda i livelli di abilità?

Selene: Assolutamente. Mi viene in mente che giocando in classificata, spesso con molti miei amici che giocano nella Serie A italiana, ho capito quanto mi piacesse il competitivo, ma anche che per migliorare e arrivare anch’io a quel livello, anche coi miei limiti, l’unico modo era giocare con persone forti. All’inizio è stato difficile, anche perché giocando in squadra con persone forti trovavo avversari altrettanto forti, però piano piano il mio “mindset” è cresciuto.

Spero che in futuro i team femminili vengano notati, perché non siamo inferiori. Magari ci sono meno ragazze che giocano, ma proprio per questo vogliamo ispirare altre ragazze, perché siamo sicure che là fuori ci sono dei talenti, che non escono allo scoperto per paura del giudizio altrui, per timidezza, o anche per costrutti sociali. Perciò speriamo che il nostro progetto aiuti la scena italiana a crescere.

Il vostro progetto è partito con dichiarate finalità sociali. Se però l’intento di equilibrare competitivo maschile e femminile, il risultato sarà anche quello di portare una situazione di parità economica. Voi vedete questa opportunità anche come un possibile lavoro, come fanno ormai tanti giovani?

Selene: Io ho 27 anni, e la mia età dei “riflessi d’oro” sta ormai calando. Personalmente lo vedo come una passione, che coltivo con gioia, ma non mi aspetto che diventi un lavoro, anche perché ho già la mia vita, il mio lavoro fuori da Rainbow; tuttavia mi auguro che tante ragazzine giovani che vorrebbero farlo vengano ispirate da noi in questo senso. Per esempio lei (Martina) è molto forte, mi chiedo perché non si sia fatta viva subito, c’è voluto un po’ per reclutarla. Lei, come altre ragazze del team che sono più giovani di me, secondo me potrebbero farcela.

Pensate che il panorama femminile, sia qui che all’estero, si espanderà nel breve periodo? Percepite un momento di crescita o di stazionamento? E cosa credete serva per farlo sviluppare?

Abbiamo visto da parte di tutti i nostri compagni un grandissimo supporto. Vedere delle ragazze che ci mettono la faccia, nonostante le difficoltà, visto che fino a un mese fa nessuna di noi aveva mai partecipato ad una competizione del genere, ma solo a competizioni online non a quel livello, ha suscitato molto incoraggiamento. Il supporto della community anche maschile c’è, e speriamo che vada avanti così; le persone che non ci hanno dato la loro approvazione si contano sulle dita di una mano. Ci auguriamo che lo stesso accada anche per altri team, sia in Italia che altrove.

Cosa significa per voi essere a Milan Games Week, quest’anno particolarmente attento al fenomeno esportivo, come rappresentanti di Athena?

Noi siamo venute innanzitutto per mostrare che ci siamo, per fare interviste, per far sentire la nostra voce, grazie a Samsung che ci ha dato l’opportunità. Interagire con le persone, far capire che siamo disponibili a raccontare di noi.

Per concludere, parliamo del futuro. Quali sono i vostri obiettivi, come team? Intendete espandervi oltre i vostri sei componenti, o per il momento va bene così?

Per ora ci stiamo concentrando su questo torneo, che ci dà tanto lavoro da fare. Ci alleniamo tre-quattro volte a settimana, più la sera dell’incontro di campionato. È impegnativo, anche e soprattutto perché quattro di noi lavorano, altre vanno a scuola, tra cui la più piccola del team, Aurora, che ha sedici anni. Perciò sì, è impegnativo. Una squadra completa in-game richiede cinque persone e abbiamo una riserva che copre eventuali inconvenienti; per ora siamo a posto così.

Abbiamo provato a inserire altre ragazze che si sono presentate poi, ma la sintonia che si è creata da subito come team difficilmente cambiando anche solo un elemento si riuscirebbe a ritrovare. Noi siamo affiatate, siamo amiche, ci vogliamo bene, ci divertiamo un sacco giocando assieme, oltre a concentrarci nel competitivo e in allenamento, e tiriamo spesso fuori un lato “goliardico” che anche noi ragazze, anche se spesso non si vede, abbiamo.

Poter raccogliere la testimonianza di queste giocatrici, in un momento in cui ancora esiste un forte squilibrio in termini di rappresentanza di genere nel mondo esportivo, è davvero importante. Capire le preoccupazioni, le speranze e gli obiettivi di chi è tra i primi a imbarcarsi in un mondo relativamente inesplorato, specialmente qui in Italia, è cruciale per definire in che direzione si orienteranno i vari circuiti competitivi. Per questo motivo, ringraziamo Selene e Martina, nonché il loro manager di Samsung Morning Stars, per essere state a Milan Games Week e per averci concesso il loro tempo; è più importante di quello che si possa immaginare.

Servizio a cura di GEC - Giochi Elettronici Competitivi

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