Hamilton: «Ferrari ha fatto un miracolo»

Intervista esclusiva al campione di Formula 1 Lewis Hamilton in occasione delle celebrazioni per i 60 anni di Mercedes nella massima serie del motorsport: "a me nessuno della Ferrari mi ha mai contattato, ve lo posso assicurare".
Pasquale Di Santillo
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di Pasquale Di Santillo

MONZA - Roscoe ronfa pacioso, Lewis risponde sorridendo. Le domande arrivano senza soste, lui non ne scansa una mentre solleva le gambe del suo ormai famoso carlino per svegliarlo ed evitare interferenze a telecamere e microfoni. Fuori, il Parco di Monza sembra anticipare l'estate in una giornata senza nuvole con il circuito e le sue fantastiche varianti in attesa di gomme e scarichi, sorpassi e vittorie. 

Ride di gusto Lewis Hamilton perché Roscoe non ne vuole sapere di schiodarsi da sotto le sue gambe e continua ad emettere sonori ruggiti d'accompagnamento alla chiacchierata. E' cresciuto, Lewis è diventato uomo maturo. Lontano, molto lontano da quel ragazzino antipatico, nato pilotafenomeno, capace di fare miracoli e follie nella prima parte della sua carriera che, diciamolo, l'hanno reso non proprio simpatico alla maggioranza del popolo della Formula 1. Tanto maturo da sembrare un altro, disponibile, semplice, simpatico, diretto. ll perfetto prototipo del pilota 2.0 che sa fare meravigliosamente il suo lavoro e riesce anche a gestire relazioni umane da salotto senza sfigurare accanto ad un'icona dell'automobilismo, al mito Stirling Moss. Li ha riuniti la Mercedes ieri a Monza per celebrare i 60 anni del magico 1955, anno di titolo Mondiale con Juan Manuel Fangio e 1000 Miglia da record vinta proprio da Moss. prima del lungo oblio. E l'erede di quella splendida storia è proprio lui: Lewis Hamilton, talento infinito dalla giovinezza tempestosa, ora campione vero. 

Hamilton, possibile che mercoledì fosse a Roma? 
«Certo che sì. Avete visto le foto su twitter di Roscoe davanti al Colosseo, vero? Ho sfruttato l'occasione di essere in Italia. Un Paese che adoro e Roma è una città fantastica. Non era la prima volta che ci andavo da turista e ogni volta non smette di stupirmi. Non si finisce mai di imparare, a Roma. C'è tanto da studiare, da vedere. San Pietro, il Colosseo, Piazza del Popolo. E incredibile». 

E dell'Italia, c'è qualcosa che le piace? 
«Certo, la cultura, il mangiare, adoro la pasta, il mare. E poi la passione dei tifosi per la Formula 1, quando mi riconoscono per strada non fanno altro che chiedermi tutti la stessa cosa. Quando vieni in Ferrari, quando ci regali il titolo Mondiale?». 

Allarme, necessariamente, rosso: tifosi, Ferrari, Lewis, ne vogliamo parlare? 
«Perché, a me nessuno della Ferrari mi ha mai contattato, ve lo posso assicurare. Nè in passato, nè negli ultimi tempi. Solo una volta è venuto a trovarmi ai box Luca di Montezemolo, mi pare a Monza qualche anno fa. Ma solo per conoscermi, niente di più». 

Ritiene davvero possibile per un pilota del suo livello chiudere la carriera senza aver corso su un bolide di Maranello? 
«E' una domanda delicata, questa. E' come dire alla propria moglie mora (la Mercedes ndr), "guarda mi piacerebbe andare anche con quella bella bionda (la Ferrari ndr)" non finirebbe bene, giusto no? Detto questo è sempre bello quando si corre da voi, c'è grande passione, entusiasmo, competenza. Tutte cose di cui si nutre un pilota, uno stimolo totale».

Altre motivazioni silenziose, tutti giri di parole, decisamente eleganti per far capire senza dirlo, che la Ferrari è un obiettivo che non può mancare nel suo curriculum, se non adesso tra qualche anno. Già, perché il rinnovo con Mercedes sembra praticamente cosa fatta. 

Le crea problemi non aver ancora firmato ancora per il suo immediato futuro con Mercedes a differenza del suo compagno di squadra Rosberg? 
«Assolutamente. Anche perché non mi sembra esistano alternative in campo, nè Mercedes ha cercato altri piloti, tantomeno io mi sono guardato intorno con altre scuderie. A questo punto penso che il rinnovo sia la conclusione naturale di questo rapporto». 

Dica la verità, si aspettava una Ferrari così vicina alle Mercedes in questo avvio di stagione? 
«Non mi aspetto mai niente di particolare ogni volta che si ricomincia a correre. Penso a fare il massimo per la mia macchina, la mia scuderia. Detto questo, a Maranello hanno davvero realizzato un miracolo, un lavoro fantastico. Hanno già vinto una gara, sono sempre sul podio e il distacco dalle nostre Mercedes si è davvero ridotto di tanto. E penso che a Barcellona porteranno altre importanti novità, così almeno si dice. Insomma, mi aspetto un'altra battaglia». 
Vettel, Raikkonen, Rosberg: quale dei tre colleghi citati rappresenterà l'autentico pericolo verso l'obiettivo del terzo titolo Mondiale? 
«Dico subito che non ho paura di nessuno. I rivali sono abituato a batterli in pista. Nico lo considero un compagno di squadra e in questo momento riesco a star sempre davanti a lui. Non è un problema di gerarchie ma di risultato. In prospettiva, comunque penso che Sebastian sia il cliente più pericoloso». 

Ma è vera la storia del regalo di Seb, quella pallina sonora che fa impazzire Roscoe e le sue orecchie? 
«Certo che è vera, Rosco non la smette di giocarci e io di impazzire. E' la seconda volta che Seba mi fa questo regalo, la prossima volta lo sistemo io...». 

Di fidanzate, dopo Nicole, ufficialmente non se ne parla, Nicole, ma oltre Roscoe e la F.1 cosa c'è per Lewis Hamilton? 
«La famiglia e la musica. Ne ascolto tanta e suono la chitarra acustica da un po' di tempo. Il calcio? Seguo un po' il Barcellona, ma non vado pazzo per il pallone. Piuttosto mi piaceva giocarci da ragazzo, facevo il centrocampista». 

Da uomo preferisce dominare le corse e i Mondiali. Gli viene bene e soprattutto non sente Roscoe che ronfa.

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