© Reuters Mick Schumacher non potrà mai essere Nessuno
Sui social circola lo sdegno di chi invita a disinteressarsi di Mick Schumacher: il succo è “lasciatelo in pace per il suo bene, ha il diritto di crescere come qualsiasi altro ragazzo”. E invece no, le cose non stanno affatto così perché Mick è tutto, ma non un qualsiasi ragazzo, soprattutto nel momento in cui si cuce addosso una tuta da pilota.
La storia è gigantesca: il figlio nonché omonimo del pilota che in Formula 1 ha vinto più di chiunque altro, è arrivato primo al debutto con le monoposto, nella F.4 tedesca. Il padre è vivo ma non lo sa: non può saperlo e forse - lo diciamo a fatica e con dolore - non lo saprà mai. Le leggi dello spettacolo, intrecciate con quelle ciniche del business, condannano il ragazzo all’attenzione del mondo.
Sono le stesse leggi che consentono a Mick e alla sua famiglia di vivere in un castello incantato che non è nato da una fiaba, ma dallo stanziamento di una cifra vicina ai 50 milioni di euro. Mick non può essere un ragazzo normale, purtroppo e per fortuna.
Purtroppo: perché con quel nome e quella faccia è condannato al successo. Vincesse sette Mondiali avrebbe fatto pari con la figura del padre, ne vincesse uno - che pure non arriva per caso - ne verrebbe definito la brutta copia (qualcosa di istruttivo gliela potrebbe spiegare il figlio di Graham Hill, Damon, campione nel 1996 eppure ricordato come il numero zero della Formula 1). Tanta attesa - va da sè - nega al ragazzo il sacrosanto diritto di fallire.
E’ giusto? Non è giusto, ma funziona così. E’ giusto nascere in una reggia e non poter uscire, né potersi mostrare in pubblico o rivelare il proprio cognome? Non lo è, ma capita.
E non può esserlo, un ragazzo normale, per fortuna: senza quel nome non avrebbe mai avuto i mezzi per correre nei kart, né con le monoposto. Con otto meccanici al seguito, sentiamo dire, non come gli altri che ne hanno uno. La Formula 1 in cui si entra pagando, presto potrebbe offrirgli ingaggi degni di un fenomeno ma al buio, senza sapere se lo sarà davvero. Non è giusto, come non lo è il fatto che un pilotino italiano di nome Mattia Drudi abbia fatto già meglio di Schumi jr, e nessuno se lo sia filato.
Stesso discorso per Gina Maria Schumacher, appena maggiorenne, di cui il papà negli anni d’oro portava sempre in tasca un pettinino: oggi è una talentuosa amazzone che vince gare di rodeo, la monta western, grande passione dei suoi genitori. Si diverta e vinca tutto il possibile, ma non pretenda di passare inosservata.
