© REUTERS F1, piloti in lutto per Bianchi
BUDAPEST - «Correremo al massimo per Jules». I piloti di Formula 1 sono pronti ad onorare a modo loro la memoria del collega Jules Bianchi, morto dopo 9 mesi di agonia in seguito all'incidente di cui è stato vittima durante il Gp del Giappone. Un velo di tristezza avvolge la conferenza stampa alla vigilia delle prime prove libere del Gp di Ungheria. Ma dopo avere partecipato in lacrime ai funerali del pilota francese a Nizza, i driver del Circus si dicono pronti a ripartire. Senza paura: «Quando scenderemo dalla macchina ci ricorderemo di Jules, ma non credo che cambierà qualcosa nel mio modo di guidare», assicura Felipe Massa. Nel 2009, proprio sul circuito dell'Hungaroring, il brasiliano rischiò la vita dopo essere stato colpito sul casco da una molla a 260 km orari. «Ma quando passo da quel punto non ricordo di avere fatto l'incidente proprio lì. Non ci pensi, è qualcosa che appartiene al passato. Quando tiri giù la visiera vuoi essere sempre il migliore e dare il meglio che puoi, non cambia il modo in cui guidi o pensi dopo un incidente. Quando sono in macchina non penso alla mia famiglia ma solo a quello che devo fare. Non penso che questo cambierà, anche se ora ho Jules sempre nella mia mente», spiega il pilota della Williams.
PEREZ «Jules - racconta Massa - era prima di tutto un grande amico. L'ho conosciuto quando ancora correva nei kart e per me era un ragazzo fantastico, molto simpatico e umile, oltre che un pilota straordinario. Purtroppo in Formula 1 non ha avuto l'opportunità di correre con una macchina competitiva, anche se ha dimostrato comunque il suo talento chiudendo a punti una gara fantastica a Monaco. Era il migliore pilota di kart che abbia mai visto e non è bello vedere quello che è accaduto. È stato molto difficile stare in quella chiesa, è stato molto triste. Ma sono certo che ora è in un bel posto, corre e si diverte guardando tutti noi». La tristezza per la morte del driver transalpino e la voglia di esorcizzare la paura corrono in parallelo anche nella mente del messicano Sergio Perez, amico del francese fin dai tempi della GP2 e della Ferrari Academy: «Era un pilota e una persona molto speciale, piaceva a tutti. Non poterlo più rivedere è davvero scioccante. Ho parlato con suo padre, per loro è veramente dura. Ma ora la famiglia di Jules sarà anche la nostra famiglia», dice il messicano della Force India. «Quando qualcosa del genere succede - prosegue - ti ricordi che il rischio è molto alto, ma correre è quello che amiamo fare. Sappiamo tutti che in quella macchina potevamo esserci noi. Ci sono stati altri incidenti in passato e può accadere ogni volta che sali in macchina. Ma noi vogliamo avere successo e tirare fuori il massimo dalla nostra monoposto, dobbiamo tutti rendere Jules molto fiero di noi».
HULKENBERG «Una tragedia così ti apre gli occhi sul fatto che ci sono ancora grossi rischi. Bisogna esserne consapevoli e fare le proprie scelte in macchina, ma personalmente non cambierà molto», gli fa eco il compagno di squadra Nico Hulkenberg. Fra i piloti il pensiero sui rischi è pressoché unanime: «In tutta la carriera è naturale correre dei rischi, soprattutto se guidi in F1, e quello che è accaduto ce l'ha ricordato nel modo peggiore», dice il francese Romain Grosjean. «Ma in macchina -aggiunge il pilota della Lotus - devi essere al 100 percento, senza pensare a quello che può succedere. Jules ha sempre corso al 100 percento e noi continueremo a farlo, correremo anche per lui». Bianchi era un punto di riferimento per Roberto Merhi, il 'rookiè 24enne che corre proprio per la Marussia, il team di Bianchi: «Era il più grande talento che abbia mai visto nel motorsport, è davvero un peccato che non abbia potuto dimostrare in Formula 1 di cosa era capace. Quello che è successo a Suzuka è terribile», dice lo spagnolo. «Stavolta - ammette- quando ho salutato la mia famiglia non è stato uguale, perché capisci che può succedere di tutto. Forse prima di correre ci fermeremo un minuto a pensarci».