Hamilton shock: "Da bambino sono stato bullizzato per il colore della mia pelle"

Il sei volte campione del mondo della Mercedes lancia un altro appello sui propri social network dopo la morte di George Floyd: "Per difendermi imparai il karate"
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ROMA - "Mi chiedevo perché il 2020 sembrasse così condannato sin dall'inizio, ma sto iniziando a credere che questo possa essere solo l'anno più importante della nostra vita, dove possiamo finalmente iniziare a cambiare l'oppressione sistemica e sociale delle minoranze". Parola del pilota più iconico dell'attuale Formula 1, Lewis Hamilton, che in un lungo post su Instagram ha toccato ancora una volta il delicato argomento delle disuguaglianze sociali, spinto dalla morte di George Floyd a Minneapolis che gli ha ricordato ancora una volta quanto ancora ci sia da ottenere: "Vogliamo solo vivere, avere le stesse possibilità di istruzione e non aver paura di camminare per strada, andare a scuola o entrare in un negozio. Lo meritiamo come chiunque altro. L'uguaglianza è fondamentale per il nostro futuro, non possiamo smettere di combattere questa lotta".

L'infanzia del sei volte campione

Quanto accaduto in questi giorni ha riportato alla mente del pilota sei volte campione del mondo della Mercedes alcuni episodi legati alla sua infanzia e a quanto sia stato importante per lui aggrapparsi alla figura paterna: "Ho parlato così poco delle mie esperienze personali perché mi è stato insegnato a tenerle dentro, a non mostrare debolezza e sfogarmi in pista. Sono stato vittima di bullismo, picchiato e l'unico modo per combattere questo era imparare a difendermi, quindi ho praticato karate. Gli effetti psicologici negativi non possono essere misurati. Questo è il motivo per cui guido in questo modo. Grazie a Dio avevo mio padre, una forte figura nera a cui potevo guardare e che sarebbe rimasta al mio fianco".

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