Formula 1
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Sprofondo Ferrari, la frase di Binotto che ha fatto infuriare i tifosi

Disastroso autoscontro alla terza curva: Charles con la sua Rossa sopra quella di Sebastian come in un videogioco. Vetture distrutte, doppio zero in casella e il team principal se ne esce con una frase non in linea con il suo ruolo

Sprofondo Ferrari, la frase di Binotto che ha fatto infuriare i tifosi
© LAPRESSE

Se l’interruttore fa clic e spegne l’unica cosa che stesse ancora funzionando alla Ferrari, è davvero finita. Quante volte ce lo siamo detti? La macchina è un disastro sull’asciutto e sul bagnato, il progetto non quadra e il motore non spinge, Vettel è a terra, inciampato su sé stesso, psicologicamente travolto dalla Ferrari che lo ha scaricato, umiliato dalle tante squadre che gli hanno chiuso la porta sul muso. E tutti a dirci: bisogna ripartire da Leclerc. Perché è giovane, già maturo e in grado di condurre la Ferrari dove ha bisogno. Tutto vero, anche se sul discorso della maturazione c’è ancora un po’ da attendere: ieri Charles, un chilometro dopo il via, ha fatto una manovra degna delle gare di eSports che ha disputato e anche vinto durante il lockdown, quelle virtuali in cui ognuno corre da casa sua e può fare quello che gli pare, anche passare sopra agli altri, tanto non succede nulla e si rimane comunque in corsa.

Disastro Leclerc, pensava di correre virtualmente

Ma alla curva tre la Ferrari di Vettel era quella vera, carbonio e metallo, e colpirla violentemente salendoci sopra, dopo aver tentato di inserirsi in un varco neanche sufficiente per una moto, non è stata una buona idea. In rimonta dalla quattordicesima posizione di partenza, giunto dietro al compagno che era scattato decimo, Leclerc si è nuovamente trasformato in un ragazzino alle prese con un videogioco, e lo è stato anche nei secondi immediatamente successivi, attaccandosi alla radio per giustificarsi: «Qualcuno mi ha toccato dietro!» E invece no: alle sue spalle c’era il senatore Raikkonen, quasi il doppio dei suoi anni, uno che sa bene come le gare si possano forse vincere alla terz’ultima curva, ma solo perdere alla terza. Kimi non l’aveva toccato per nulla, per cui Charles il danno l’ha fatto da solo, e devastante: il fondo aperto come una scatola di tonno contro il vano motore dell’altra Rossa, ala anteriore rovinata, mentre la SF1000 di Vettel sembrava essere stata tamponata da uno sgombraneve. Ritiro subito per lui, e poi per Leclerc dopo quattro giri di accanimento terapeutico. Charles ha chiesto mille volte scusa cominciando proprio da Seb, e per come lo conosciamo non si farà sconti con l’autocritica. Ma da dove ripartire ora? Da una macchina inconsistente, con sviluppi che sabato non hanno dato frutti e ieri neanche sono stati usati in questa giornata spezzata alla base?

La frase di Binotto che dimostra il tilt Ferrari

O dalla strada indicata da Mattia Binotto, autore di frasi che prima lasciano basiti, e poi fanno cadere le braccia? «Non è il momento di cercare colpevoli», «dobbiamo lavorare uniti», ma soprattutto: «Dobbiamo capire le ragioni dei problemi perché possono riguardare una parte della vettura, o la metodologia, o il progetto, o il concetto». Però, insomma, se un paziente si fa visitare da un professorone, un luminare cui il team principal della Ferrari può essere paragonato per ruolo e responsabilità, non si aspetta che questi gli dica: “La sua malattia può essere tutto e niente”.

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