© EPA Disastro Ferrari, non funziona niente! Tutti i motivi del fallimento
L’ onda dell’entusiasmo su cui l’intera Ferrari surfava, sognando un irresistibile finale di stagione, ha trovato il faro e s’è fatta schiuma. Non avrebbe mai potuto succedere all’Hungaroring, ma è successo. Proprio lì, sul circuito rassicurante che chiede una qualità cardine della Ferrari – il carico aerodinamico – e non impone patemi d’animo sull’affidabilità, carente per le Rosse. Dunque in vacanza i ferraristi andranno portandosi un libro degli errori lungo e amaro da leggere.
Disastro Ferrari, c'è solo l'imbarazzo della scelta
L'Ungheria per il Cavallino è stata una tale Caporetto, che neanche si sa bene da dove cominciare. Forse dal titolo piloti che Leclerc inseguiva sia pure a distanza, immaginando un finale con dieci vittorie su dieci? Bene, anzi male: Verstappen ha vinto con gli effetti speciali partendo decimo (primo successo in Ungheria) ed è salito da +63 a +80 su Charles, che a nove gare da termine blinda il suo secondo titolo. O partiamo dalla Ferrari tornata terza forza dietro Red Bull e Mercedes? La Stella tedesca, da inizio stagione a bagno nei guai con una W13 che a stento sta in pista, è a soli trenta punti dal Cavallino tra i costruttori, e potrebbe superarlo anche nel prossimo GP. Oppure vogliamo cominciare dalla scelta sbagliata di montare a Leclerc le gomme di granito? Mettere le dure (giro 39) era una condanna dopo aver bruciato due set di medie (cambiate già al giro 22). C’era disponibile un solo altro treno di soft, ma non sarebbe mai durato fino al traguardo. Charles in macchina era incredulo: «Le hard sono terribili! E’ così anche per gli altri?» Laconico l’ingegnere Xavi Marcos: «Sì, è così». Charles: «Perché l’abbiamo fatto?» Risposta: «Ne parliamo dopo». Sulle dure era come correre i 100 metri con le ballerine: Verstappen (due volte) e Russell in quei quindici giri se lo sono mangiato. Ovvio che sia servita addirittura una terza fermata, il prima possibile (giro 54), per farsi portare in fondo dalle soft.
Il festival del sorpasso
Probabilmente l’errore che ha creato l’imbarazzo via radio era nato a monte, già nel primo pit stop, molto anticipato dalla Ferrari, che avrebbe potuto restare in pista con le medie e invece ha praticamente copiato la scelta di Russell e Verstappen, fermatisi in anticipo per liberarsi delle soft giunte alla frutta. Risultato: Leclerc non capisce il flop delle gomme, Sainz non capisce il flop della macchina, nessuno capisce il flop della squadra e intanto i pezzi della power unit concessi per l’intera stagione senza pagare pegno sono esauriti, dunque dalla prossima gara Charles e Carlos pagheranno pegno, e caro, a ogni sussulto tecnico o a ogni sostituzione programmata. Nella pista su cui vige il divieto di sorpasso le Rosse hanno perso cinque posizioni (Leclerc da terzo a sesto, Sainz da secondo a quarto), mentre Mercedes ne ha guadagnate tre (Hamilton da settimo a secondo e Russell dalla pole al podio basso) e Red Bull addirittura quindici (Verstappen da decimo a primo con un testacoda a 360 gradi, e Sergio Perez da undicesimo a quinto dopo una gara inqualificabile, da scendiletto, pronto ad aspettare il compagno o a buttarsi fuori pista per farlo passare, anche a costo di perdere posizioni nei confronti di macchine rivali).
Le speranze di titolo per la Ferrari vanno in frantumi
Leclerc che brucia Russell tuffandosi nella prima curva davanti alle sue ruote (giro 31) dopo una staccata da brivido è stato un effetto ottico, nulla più. Il terreno è dunque franato sotto i piedi della Ferrari, autoconvintasi di avere la macchina migliore del Mondiale. Ma tocca chiudere il libro dei sogni e tornare agli obiettivi originari: essere competitivi nei singoli GP. Alla ripresa il 28 agosto in Belgio sarà difficile, perché le due Rosse pagheranno con arretramenti in griglia. Si guarda dunque a gare che arriveranno più avanti, o forse già al prossimo anno.
