Ecco chi ha deciso di cacciare Binotto dalla Ferrari e la possibile reazione di Leclerc

Elkann mette alla porta il team principal: inutili i secondi posti nei mondiali piloti e costruttori. Per il presidente l’obiettivo diventa il 2026
Ecco chi ha deciso di cacciare Binotto dalla Ferrari e la possibile reazione di Leclerc© EPA
4 min
Fulvio Solms

Si torna di nuovo alla casella di partenza, come in un eterno gioco dell’oca. E così, nel breve volgere di dieci giorni, la Ferrari si prepara a smentire la smentita («voci totalmente prive di fondamento») sul siluramento di Mattia Binotto. Rinasce prepotente l’indiscrezione del team principal che sta uscendo, è uscito, lo cacciano anzi no, si dimette. Come Maurizio Arrivabene all’alba del 2019, come Marco Mattiacci a fine 2014, come Stefano Domenicali nella primavera di quell’anno. A breve ci diranno che l’attuale team principal (a Maranello da quasi ventotto anni) ha dato le dimissioni e magari anche che la separazione è consensuale, ma la realtà non cambia: il presidente John Elkann, non avendo mai legato con lui, tentava da tempo di liberarsene.

Binotto, un destino segnato 

Essere faticosamente risaliti al secondo posto tra i costruttori e nel Mondiale piloti non va più bene perché, come aveva avuto occasione di dire l’amministratore delegato Benedetto Vigna alcuni giorni fa, «il secondo è il primo dei perdenti». Frase polverosissima che chiarisce una circostanza: il destino di Binotto in Ferrari era segnato da tempo e, detto tra noi, per il vertice sarebbe stato tutto più facile se la squadra avesse perso le volate per le cosiddette piazze d'onore. Ma molte prese di posizione ufficiali non quadrano, a questo punto. Alla luce di come s’è concluso il 2022, che senso ha quel che Elkann disse solennemente nel settembre 2020 al Mugello? «Per quest’anno la nostra realtà è tra quarto e sesto posto. Dobbiamo essere sul podio nel 2021, ma per vincere ci vuole tempo: abbiamo due stagioni difficili, con la possibilità di ripartire nel 2022 su basi nuove e vincere». Ferrari tornata a vincere uguale missione compiuta, missione compiuta uguale Binotto cacciato. Qualcosa non torna.

Arrivederci al 2026

Acquista invece coerenza la presa di posizione di Elkann nel settembre scorso: «La Ferrari tornerà a vincere un titolo entro il 2026». Spostare l’obiettivo dal 2023 era chiaramente un segnale di sfiducia e osservammo: Elkann vuole qualcun altro, altrimenti perché rinviare le ambizioni di breve termine? Il perché è ora chiarissimo: si ricomincia, quasi certamente con Frédéric Vasseur, che prima di fine anno non potrà staccarsi da Sauber. Arriverà nel 2023 e, per intanto, l’a.d. Vigna dovrebbe prendere l’interim. Su tutto questo, nell’attesa che la Ferrari si metta d’accordo con Binotto per dare al suo esonero la forma delle dimissioni volontarie, è calato il silenzio. Non un fiato ieri da Maranello. Vasseur, quando verrà annunciato, si presenterà con un palmares di riguardo nelle formule minori e, in Formula 1, un sesto posto come fiore all’occhiello (quest’anno con Sauber, ex aequo con Aston Martin). Nei suoi sei anni precedenti i suoi team (Renault nel 2016, Sauber dal 2017) si sono piazzati sempre tra l’ottavo e il decimo (leggi ultimo) posto.

Malumori in Ferrari

Sempre in attesa di ufficialità, servirà ora capire quali saranno all’interno della Ferrari le reazioni, con il progetto 2023 ormai in fase avanzatissima. Anche ieri Binotto avrebbe presieduto alcune riunioni. Di certo serpeggeranno malumori tra i tecnici che lui aveva finora protetto, tenendoli al riparo dalle polemiche. Si può anche immaginare che Charles Leclerc sia soddisfatto, essendo rimasto deluso da alcune decisioni di Binotto che in queste condizioni, senza il Mondiale piloti in ballo, mettevano al centro del progetto la squadra (ultima il mancato scambio di posizioni con Carlos Sainz in Brasile). Il prossimo team principal lo considererà prima guida a tutti gli effetti e pertanto possiamo già pensare a un Sainz che per il futuro guarda all’Audi, con cui suo padre (pilota dei Quattro Anelli nei raid) ha già parlato. Ma nulla è sicuro tranne l’opera di demolizione, finalizzata naturalmente a ricostruire.


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